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Caro Giorgio, siamo ancora qua

In passato non mi sono fatto problemi a prendere le parti del PD e provare a spiegare quelle che potevano essere le ragioni delle decisioni del gruppo dirigente, giuste o sbagliate che fossero.

Stavolta, però, non ci riesco.

Quando Mercoledì scorso Bersani ha tirato fuori il nome di Marini per il Colle, dire che ci sono rimasto male è dire poco (vedi ultima 'Vignetta della Settimana'). Lì per lì ho auspicato che lo facesse per addossarsi tutte le colpe e le sciagure del partito per legittimare Renzi aprendogli così la strada al più vasto consenso della base. Un gioco delle parti dal quale l'ormai ex-segretario ne sarebbe uscito malissimo, ma in compenso avrebbe spalancato le porte al 'rottamatore' raccattando anche i consensi anche dei più critici portando una valanga di voti in più.

Questa mia disperata e fantasiosa ipotesi si è infranto Giovedì quando, bocciato Marini da Sel e dalle divisioni interne, è spuntato il nome di Prodi. Sia ben chiaro: sarei stato felice di vedere Prodi come Presidente della Repubblica per diverse ragioni che non sto a qui spiegare (che sono però facilmente deducibili data la sua storia politica), ma a quel punto non si poteva dire di no a uno come Rodotà.

Molto probabilmente, il gruppo dirigente PD non ha voluto appoggiare la sua candidatura per mero orgoglio politico: l'ex presidente del PdS era stato proposto dal M5S, che più volte aveva sbattuto la porta il faccia al PD nel tentativo di formare un governo; 'se loro hanno detto no al nostro governo, noi diciamo no al loro candidato', atteggiamento alquanto infantile è vero, ma di un certo spessore politico. Il PD non voleva farsi ridicolizzare dal M5S sostenendo un candidato deciso in base a un discutibilissimo sondaggio on-line. Ha preferito ridicolizzarsi da solo.

I risultati non erano poi così imprevisti come qualcuno si ostina a sostenere. Una parte consistente dei parlamentare PD, probabilmente i dalemiani e i puoi rancorosi contro la segreteria, ha pugnalato Prodi alle spalle lasciando il partito allo sbando. Il gruppo dirigente si è dimesso in blocco e per salvare la faccia si è scelto di proporre il candidato che non avrebbe comportato alcuna scelta: Giorgio Napolitano.

L'ormai 88enne signore che per 7 anni si è trovato in mezzo a schermaglie di bassa lega e si è ritrovato a gestire situazioni critiche compiendo scelte che, a posteriori, non sono sembrate poi così azzeccate. Era convinto di potersi finalmente ritirare e lasciare la patata bollente (troppo per il suo vecchio e stanco palato) a qualcun altro. E invece no: una politica incapace di imparare dai propri sbagli e troppo orgogliosa per fare le scelte più giuste per gli elettori, gli ha chiesto di risalire sulla nave che sta affondando per tappare le falle qua e la e riprendere il mare. Il PD salva quel poco che rimane del suo orgoglio e il Pdl gongola per aver ottenuto un Presidente facile da tenere a bada. L'unico a farne le spese è il povero Napolitano.

Ha fatto questa scelta perché consapevole che PD e Pdl non avrebbe mai appoggiato l'altro contendete, Rodotà. Lui era l'unico rimasto in gioco a riscuotere i consensi sufficienti. È tornato a bordo, perché l'Italia non poteva rimanere senza un Presidente della Repubblica. Per quanto possiamo essere arrabbiati e delusi non possiamo che essere grati a Napolitano per l'immenso sacrificio che ha fatto. Pensatela come volete, ma sicuramente ha agito nel modo che lui riteneva migliore per salvare il Paese. Non posso fargliene una colpa. Per un motivo o per un altro, il suo mandato non credo che durerà per tutti e sette gli anni...

E adesso?

E adesso c'è un'Italia da risollevare. Si andrà verso un governo di larghe intese. Gli interessi di Berlu in cambio della salvezza del Paese. Non è certo un buon accordo. Ma è l'unico praticabile in questo momento.

Non so cosa porterà il Congresso annunciato dal PD, sopratutto ora che Vendola ha fissato per l'8 Maggio l'inizio di un forum, una tavola rotonda o in qualunque modo la vogliate chiamare con tutti coloro che sono interessati a dare vita a un nuovo soggetto che incarni quei sentimenti di Sinistra di cui la politica sembra avere così disperato bisogno. Solo il tempo ci dirà cosa rimarrà del centro-sinistra e se il progetto del Governatore della Puglia andrà a buon fine.

Stiamo attraversando un travaglio complicato.

Alla fine di tutto, speriamo veramente di trovarci di fronte una fresca e nuova vita.

Momento poetico #2



[...] "Filosofia", mi disse, "a chi la 'ntende,
nota, non pure in una sola parte,
come natura lo suo corso prende

dal divino 'ntelletto e da sua arte;
e se tu ben la tua Fisica note,
tu troverai, non dopo molte carte,

che l'arte vostra quella, quanto pote,
segue, come 'l maestro fa 'l discente;
sì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.

Da queste due, se tu ti rechi a mente
lo Genesì dal principio, convene
prender sua vita e avanzar la gente;

e perché l'usuriere altra via tene,
per sé natura e per la sua seguace
dispregia, poi ch'in altro pon la spene. [...]"


Dante Alighieri, Divina Commedia: Inferno, Canto XI 97-111



Grazie (per ora) a chi?

Con l'elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso, rispettivamente come Presidente della Camera dei Deputati e Presidente del Senato, sembra che finalmente abbiamo una prova tangibile del tanto sospirato e ricercato 'cambiamento'. Le proposte dei due neo-Presidenti ieri sera a Ballarò sembrano essere solo l'inizio di una lunga serie di tagli e razionalizzazione delle spese della politica.

Ad aggiungersi a questo, vi sono poi le iniziative operate dalla giunta Crocetta in Sicilia, dove, grazie allo Statuto Speciale di cui gode la Regione, sono state abolite le province e dunque tagliate tutte le spese di mantenimento di uffici, personale e rimborsi vari. 

Finalmente si percepisce una reale voglia di cambiare. Ma, visto che noi italiani riusciamo ad essere polemici anche sulle cose positive, adesso giornali e media si dividono su chi sia il reale fautore di questa 'nuova via'.

C'è chi sostiene che senza il Movimento 5 Stelle il PD non avrebbe mai avuto interesse a promuovere le candidature di Grasso e Boldrini e che per mantenere in piedi la sua giunta (in Sicilia il centro-sinistra non ha la maggioranza assoluta nel consiglio regionale) Crocetta sia stato obbligato ad assecondare alcune delle campagne dei grillini, quale appunto l'abolizione delle province. 

Dall'altra parte c'è chi pensa che il PD sarebbe stato promotore di cambiamento anche senza la presenza decisiva del M5S sia in Parlamento che nel consiglio regionale siciliano, forte della spinta rinnovatrice testimoniata dalle primarie per la leadership e per i candidati parlamentari.

Secondo me, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

Il M5S sta giocando un ruolo importante in questa legislatura, come anche in Sicilia, ricoprendo a pieni voti il ruolo di partito di protesta che ha assunto: deve continuare a punzecchiare i partiti perché facciano le scelte ritenute più vicine e gradite all'elettorato, ma non deve (e per ora lo sta facendo) impedire il funzionamento della macchina democratica rimanendo fissato su principi ideologici che non permetteranno mai alla nazione di uscire dalla situazioni di crisi che sta vivendo (il concetto di 'compromesso storico' non vi dice niente?).

D'altra parte, sono convinto che il PD avrebbe comunque fatto delle scelte di rottura rispetto al passato anche senza la decisiva presenza del M5S, ma di certo non sarebbero state così rivoluzionarie. Non vedo il quindi PD come un 'ostaggio' nelle mani dei 5 Stelle, ma piuttosto considero i grillini quella molla in più che ha portato il PD a fare scelte più coraggiose di quanto non avrebbe fatto in condizioni diverse. 

Le candidature illustri e l'abolizione delle province in Sicilia sono quindi frutto di un lavoro congiunto fra PD e M5S: il PD come competente interprete istituzionale e il M5S come un potente motore che lo spinge. 

Sarebbe bellissimo se tale esperienza potesse verificarsi anche nella formazione del Governo, con Bersani o meno come Presidente del Consiglio. 

In base al risultato elettorale è giusto che Napolitano ascolti le proposte prima del PD e poi, se non si dovesse trovare un accordo in Parlamento, vagliare anche quelle provenienti dalle altre forze politiche. Vi ricordo anche che nel 'semestre bianco' (ultimi sei mesi del suo mandato) il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere.

Mi auguro che gli eletti del M5S escano da questa loro chiusura puramente ideologica e che possano diventare disponibili verso la forza rinnovatrice che si sta dimostrando essere il PD: in passato sono stati commessi grossi errori dalle dirigenze, ma avere pregiudizi così spiccati verso un partito che sta dimostrando in forte rottura coi propri trascorsi mi sembra assurdo.

Spero che il Partito Democratico continui a indicare e tracciare il tragitto per il nuovo corso e che il M5S assicuri una strada dritta e fatta come popolo comanda.


Vignetta della settimana #7

Lo ammetto: questa settimana sono stato un po' latitante. Ma non vi lascio senza la vignetta che rischiara il vostro Venerdì e vi fa accogliere il week-end con una sorriso.

Prometto che la prossima settimana sarò più assiduo coi post.

A presto!


Vauro Senesi, Corriere della Sera 07/03/2013, vauro.globalist.it


Stavolta sarò politicamente scorretto (III) (conclusioni)

E Adesso?

Adesso i grillini eletti sono chiamati a smentirmi. Devono dimostrare di essere all'altezza del compito che gli italiani gli hanno dato. Il Movimento 5 Stelle non è più un movimento di protesta: è diventato un movimento che rappresenta una consistente parte dei cittadini italiani. Deve cominciare a comportarsi come tale discutendo con le altre realtà del Paese e trovare le giuste soluzioni per tirarlo fuori dal baratro. Non possono più continuare ad urlare e pretendere di fare solo come vogliono loro. Questo non è un comportamento accettabile in una democrazia. E di certo non quello di cui l'Italia ha bisogno adesso.

L'esempio della Regione Sicilia ci dimostra che la convivenza fra PD e M5S per un governo è possibile, su certi punti comuni dei rispettivi programmi. Spero che gli eletti si dimostrino politici migliori di quanto non si sia dimostrato Grillo finora. Prima i suoi lo silureranno dal Movimento meglio sarà per tutti.

Non so dire se in futuro il M5S rimarrà una delle espressioni egemoni del nostro Paese: se conserva la struttura che ha oggi probabilmente no. Se sarà in grado di dotarsi di una impalcatura tecnica più solida (mettendo da parte il comico e Casaleggio) allora forse rimarrà veramente come nuova naturale espressione di una parte della società italiana, quella magari più giovane e sana. Potrebbe diventare senza troppe pretese un vero 'partito innovatore', sempre all'avanguardia e baluardo delle nuove generazioni. Ma, come ho detto, deve dotarsi di un sistema di coordinamento nazionale che non dipenda da due unici individui e, soprattutto, attingere dall'esperienza che gli eletti (sia in Parlamento che nelle varie amministrazioni locali) stanno maturando.

Per quanto riguarda il PD, ora deve mettere i grillini di fronte alle proprie responsabilità e fargli delle proposte che non potranno non appoggiare (l'unica cosa che vorrei non venisse mai approvata è l'abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti; la mia posizione a riguardo l'ho già espressa qui). A Bersani deve essere dato il compito di formare il governo, così come gli elettori di centro-sinistra hanno scelto alle primarie: nessun'altra coalizione alla Camera ha i numeri necessari per governare e al Senato sono messi tutti sulla stessa barca. Non ci sono altre opzioni. Una volta fatte le riforme necessarie ed eletto il successore di Napolitano, che si torni pure alle urne.

Bersani ha già dichiarato che queste sarebbero state le sue ultime elezioni. Quindi mi auguro che il centro-sinistra rifaccia le proprie primarie alle quali, come giusto che sia, si ripresenterà sicuramente e forse vincerà Renzi: la batosta che ha preso l'ultima volta sono convinto che gli sia servita per maturare politicamente, ma finché non metterà da parte i suoi modi da prima donna e la sua visione politica 'votatemi perché sono un volto nuovo' non avrà mai il mio voto. A quel punto gli elettori avranno deciso se mettere definitivamente da parte la Sinistra e la politica delle idee, convalidando la conversione alla politica dell'apparenza e delle facce da premier.

Mi auguro in ogni caso che il Nano possa sparire dalla scena in maniera definitiva e che la destra liberale italiana possa ritrovare finalmente la propria dignità (poteva farlo già da queste elezioni con Monti, ma ho già detto che la politica dei contenuti è al capolinea, perciò non poteva essere altrimenti).

È inutile piangere sul latte versato. Non ci resta che andare avanti e fare del nostro meglio. Speriamo che chi ci governerà faccia altrettanto. Vorrei tanto che le mie previsioni sulla negative sulla politica personalistica possano non avverarsi, ma visto il genere di commenti che continuo a leggere e sentire non sono molto fiducioso. Le mie passate previsioni si sono avverate per metà. Ti prego, fa che mi sbagli anche stavolta...


Leggi anche la prima e la seconda parte di questo articolo.

Stavolta sarò politicamente scorretto (II)

Messo da parte il PD, ora è il momento di parlare dei grillini.

Il Movimento 5 Stelle ha avuto un successo che pochi avevano previsto. Ho già espresso la mia opinione su Grillo e i suoi sostenitori in questo articolo un bel po' di tempo fa. Credo sia venuto il momento di integrare la mia analisi.

I partiti (pardon: movimenti) come quelli di Grillo nascono in seno ad una democrazia moderna quando i partiti tradizionali non si dimostrano più in grado di rappresentare e fare gli interessi dei propri elettori. Il loro ruolo è quello di proporre un'alternativa, valida o meno, ai partiti egemoni. In questo modo, questi ultimi sono costretti a rimanere fedeli alle proprie promesse e fare i 'bravi' per non invogliare gli elettore ad esercitare un voto di 'protesta' in favore dei movimenti alternativi. Solitamente, non sono quindi destinati a ricoprire un ruolo centrale nei giochi della politica, ma esercitano solo una funzione di controllo nei confronti dei partiti più grandi. Non sono una chiara espressione di una parte della società civile, ma solo la manifestazione di un meccanismo democratico.

Visto il risultato delle ultime elezioni, questa definizione non può essere più applicata al Movimento 5 Stelle. Quando nel 2007 nacque il movimento, incarnava tutte le caratteristiche di questi 'movimenti di protesta' ma non rappresentava una reale minaccia per PD, PDL & co. Vista la grossa crescita che i grillini hanno avuto nelle consultazioni precedenti all'ultima, il PD ha cominciato a comportarsi da partito egemone minacciato quale era: si è giustamente organizzato con primarie, confronti e programmi elettorali che rispondevano alle esigenze reali della gente. Il PDL, al contrario, ha puntato tutto sul rilancio della figura di Silvio, lasciando da parte quelle che dovrebbero essere le prerogative di un partito rappresentativo. In una democrazia 'scolastica', questo tipo di scelte avrebbe dovuto premiare il PD: la sua coalizione avrebbe ottenuto la maggioranza necessaria per governare e il Movimento 5 Stelle avrebbe svolto il suo ruolo di controllo direttamente nel Parlamento.

Sappiamo però che non è andata così. Il mio perché l'ho già espresso all'inizio dell'articolo (vedi prima parte). Quindi adesso ci ritroviamo in Parlamento 163 parlamentari senza alcuna esperienza politica e di cui non abbiamo avuto modo di testare le competenze in campagna elettorale. Rinunceranno ai rimborsi elettorali e sono incensurati non c'è alcun dubbio, ma possibile che basti solo questo per poter essere un buon rappresentante per i cittadini italiani?

In effetti, Grillo ha fatto di tutto per convincerci a non votare il proprio movimento, ma gli italiani non ci sono cascati: ha ideato un programma populista e di dubbia realizzazione in molti suoi punti; ha impedito ai suoi candidati di confrontarsi con gli altri candidati come invece impongono le regole di una sana democrazia; gestisce il movimento in maniera dittatoriale sbattendo fuori tutti quelli che non la pensano come lui; ha permesso che si candidassero persone giovani e inesperte facendo credere che bastasse una laurea per essere competenti; non ha mai risposto alle domande sulle ombre su di lui e su Casaleggio e ora che ha i suoi in Parlamento li comanda a bacchetta dicendo cosa devono o non devono votare.

Non è colpa sua. Sono gli italiani che gli sono andati dietro imperterriti. Hanno preferito dare un voto al buio piuttosto che assecondare un cambiamento graduale e rinnovare anche solo parzialmente la fiducia a quei politici che hanno dimostrato di saper fare il proprio lavoro. Ora, voi mi direte riguardo ai partiti: "le occasioni le hanno avute e le hanno sprecate", "è solo un cambiamento di facciata per lasciare tutto com'è", "tanto poi fanno l'inciucio con Berlusconi per rimanere attaccati alla poltrona", "in realtà non c'è stato nessun cambiamento e sono sempre i soliti", "la colpa di questo è dei partiti perché hanno fatto perdere la fiducia agli italiani". Pensatela come volete, ma per me questi rimangono tutti atteggiamenti populisti, sterili e inutili.

L'italiano medio è troppo occupato per interessarsi seriamente alla politica, ma non gliene possiamo dare una colpa: tutti i giorni deve sopravvivere al traffico cittadino per andare a lavoro, o cominciare a rovistare fra annunci su internet e giornali per trovarne uno; i genitori devono stare dietro ai figli e destreggiarsi fra pannolini sporchi, bollette da pagare e mutuo da estinguere; quei giovani che non si sono ancora bruciati il cervello con roba tagliata male o che non sono ancora espatriati, passano tutti il tempo a preoccuparsi del proprio futuro pensando in quale paese scappare dopo la laurea ottenuta dopo 2 anni fuori corso; al parco, i vecchi si lamentano fra di loro di non avere più i soldi per comprare le figurine al nipotino commentando anche le ultime notizie di cronaca nera dei telegiornali.

Perché la gente così dovrebbe mettersi lì e provare a capire tutti i meccanismi di una buona politica? Perché dovrebbe farlo, quando c'è già qualcuno con un carattere carismatico che pretende di spiegargliela? È più semplice farsi insegnare le cose dagli altri piuttosto che capirle per conto proprio. Il problema è che, chi te le spiega, fa apparire tutte le altre versioni errate. Chiunque abbracci una 'buona politica' differente dalla tua diventa un ignorante. I partiti che non condividono questa visione diventano quindi 'macchine del potere', utili solo a permettere a certi individui di mantenersi un posto fisso da politico di professione.

Si passa così dalla politica dei contenuti e delle idee alla politica dei meno-peggio. Tutti votano il meno-peggio. Non quello che considerano migliore. A queste elezioni, credo che gli italiani abbiano ragionato più o meno in questo modo:
- Grillo è il meno-peggio perché ha candidato gente nuova e giovane che non ha niente a che fare con quei vecchi partiti che ci hanno portato in questa situazione;
- Berlusconi è il meno-peggio perché per lo meno è simpatico (e poi si sa che i magistrati sono tutti comunisti e lui è l'unico ad avere il coraggio di dirlo);
- Monti è il meno-peggio perché per lo meno lui è competente e ha salvato l'Italia anche se ha fatto qualche errore;
- il PD è il meno-peggio perché non è un partito ad personam, ma Bersani è il peggior candidato che potevano trovare perché è in politica da 20 anni; quindi voto Grillo che dice più o meno le stesse cose ma candida gente nuova.

I 5 stelle devono il loro successo non tanto a dei loro meriti particolari o per i de-meriti degli altri partiti (come ero convinto un tempo), ma più semplicemente per le mancanze di buona parte degli elettori: la politica non riesce più a ricoprire un  ruolo centrale negli interessi della popolazione perché gli italiani sono stremati e sopraffatti dalle proprie lotte quotidiane. Basta, quindi, indicare un colpevole verosimile per questa situazione di precarietà ed ecco che ottieni milioni di elettori pronti a votarti risparmiandogli la fatica di capire cosa realmente è politica. È da qui che nascono i vari: "la colpa è della vecchia dirigenza del partito", "la colpa è di Monti e del suo governo", "la colpa è di Berlusconi", "la colpa è dei comunisti", "la colpa è della sinistra", "la colpa è di Grilllo, dei grillini e di Casaleggio" ecc. ecc.

Si lanciano accuse di continuo ma non si propongono soluzioni. Se ci si prova, si viene ignorati o sommersi di nuove accuse. E la colpa, quella vera, di tutto questo è solo di noi italiani, indipendentemente da chi abbiamo votato.

Domani pubblicherò l'ultima parte in cui chiuderò le mie riflessioni sia sul PD che sul M5S. Finora ho solo analizzato quella che è la realtà oggi. Date queste premesse, la prossima volta spiegherò come vorrei che fosse la realtà italiana in futuro...

Stavolta sarò politicamente scorretto (I)

Sappiate che sarà un post lungo. Parlerò di cose di cui ho già parlato. Quindi per snellire il tutto di quando in quando linkerò vecchi post per non ripetermi troppo e non appesantire la lettura.

Dopo aver scritto il post mi sono reso conto che sarebbe stato veramente troppo lungo e ho deciso di spezzarlo in tre parti: una in cui parlo del PD, un'altra per il Movimento 5 Stelle e l'ultima per le mie conclusioni. Cercherò di pubblicarle a breve distanza le une dalle altre. 

Premesse necessarie: io sono un elettore di Sinistra, non del PD; se non riuscite a carpire questa differenza, la maggior parte delle cose che leggerete vi sembreranno campate in aria e comincerete ad insultarmi; se capite la differenza, allora forse capirete le mie posizioni, ma non sarete d'accordo con me e comincerete ad insultarmi; se siete grillini mi insulterete a prescindere. Questo post inizia nel peggiore dei modi....

Il Centro-Sinistra non riuscirà a governare il Paese da solo, e questo lo sappiamo. Il Movimento 5 Stelle è il primo partito del Paese, e questo lo sappiamo. Senza la collaborazione con i grillini in Parlamento il PD non riuscirà a portare avanti nessuna riforma, e questo lo sappiamo. Berlusconi ha svenduto nuovamente la sua immagine e un italiano su tre (deficiente!) lo ha rivotato, e questo lo sappiamo. Quello che non sappiamo o su cui ci sono parere discordanti, è il perché ci troviamo in questa situazione: molti danno la colpa a Bersani; altri a Grillo; altri agli italiani (deficienti) che hanno rivotato il Nano; altri a Napolitano che doveva mandare al voto subito dopo la caduta del governo Berlusconi; altri ancora ad un Monti contraddittorio nella sua campagna elettorale, o ad un bastonato Ingroia che ha portato via voti al PD; ed infine, dulcis in fundo, c'è chi accusa i giornalisti e la satira di aver fatto pubblicità gratuita a San Silvio da Arcore.

La mia spiegazione è un tantino differente: gli italiani non sanno più che cos'è la politica. Avevo già esposto le mie riflessioni in questo post a riguardo. Sinceramente speravo che il fenomeno della "personalizzazione" fosse solo una anomalia, un reflusso di cui la nostra politica avrebbe potuto disfarsi con i giusti esempi e dimostrazioni. Purtroppo mi sono sbagliato. Mi sono sbagliato io esattamente come si è sbagliato il PD.

Già il PD. "Siamo arrivati primi ma non siamo in grado di governare. Questa non è una vittoria.", o qualcosa del genere, è stato il commento di Bersani. Ed è vero. Quello che però è il problema che mi fa accapponare un bel po' la pelle, non è tanto il risultato elettorale (ne parlerò in dettaglio dopo), quanto la reazione di molti elettori del PD e di moltissimi giornalisti verso cui conservo una grande stima: il commento più comune è stato "Eh, se ci fosse stato Renzi le cose sarebbero andate diversamente...".

In questo articolo risalente alle primarie do la mia opinione su Renzi e da allora non è cambiata. Le primarie sono state fatte apposta per far decidere agli elettori di Centro-Sinistra quale fosse la persona che più incarnasse gli ideali della coalizione e che avrebbe dovuto mettere la sua faccia (solo quella) a rappresentarli di fronte agli altri soggetti politici. Quegli elettori hanno scelto Bersani. Che senso ha adesso chiedere proprio a colui che è stato scelto dalla base di dimettersi? Che senso ha spingere per mettere al suo posto una persona che gli elettori non hanno ritenuto in grado di ricoprire quel ruolo? Contano più i propri elettori fedeli o quelli che andresti a raccattare facendo una manovra puramente commerciale? La Sinistra è pronta a svendere la propria identità pur di raccattare qualche voto in più? E chi ti dice che poi non se ne perdano altri?

Visto che a tutti piace fare il gioco dei 'se', ecco che do io la mia versione: 'se' il secondo turno delle primarie fosse stato aperto a tutti forse avrebbe vinto Renzi; 'se' avesse vinto Renzi probabilmente Vendola sarebbe stato silurato dalla coalizione o se ne sarebbe andato da solo; Casini avrebbe verosimilmente proposto un'alleanza a Renzi che lui avrebbe quasi sicuramente accettato, con sommo piacere della corrente cattolica del PD; una parte consistente degli elettori di Sinistra si sarebbe indignata e sarebbe passata con Vendola o peggio con Grillo (puro voto di protesta); non è inverosimile pensare che poi la coalizione UDC-PD si sarebbe alleata con la lista Monti con palese svendita totale dei valori di sinistra e perdita ulteriore di elettori, coi ringraziamenti da parte del Movimento 5 Stelle. Il 40% auspicato da Renzi sarebbe stato assai lontano. Fantapolitica? Non più fantasiosa di molte ricostruzioni pre-elettorali su presunti inciuci fra PD e Monti che ho avuto modo di leggere ed ascoltare fatte da persone molto più autorevoli di me.

Cercare il cambiamento è giusto e sacrosanto. Ma non può e non deve essere troppo repentino ed imposto, altrimenti l'unica cosa sicura è che si perderanno molte più cose di quante se ne vanno a guadagnare. Questa è la storia della Sinistra italiana. I più giovani vadano a vedere cosa è successo nel 1989 col PCI ed Occhetto. Anche lì si voleva cambiare per vincere. Ma fu fatto male e troppo in fretta. E come è andata a finire? Lo vediamo benissimo oggi.

Il PD ha fatto quello che poteva per dare segnali di cambiamento: primarie per il candidato premier, confronti tv, primarie per i parlamentari, esclusione dalle liste per i candidati (scelti comunque dagli elettori) con guai giudiziari, ha lasciato a casa alcuni illustri 'vecchi', ha creato alleanze solide con altri partiti di Sinistra e smentito le continue illazioni su alleanze post-elettorali con Monti. Trovo particolarmente assurdo quanto molti giornalisti di un certo livello continuassero a prevedere questo tipo di scenario, ipotizzando un completo voltagabbana del PD nei confronti dei propri alleati e dei propri elettori.

Quello che ha fatto il PD è stato promuovere le proprie idee. Non il proprio leader. Ha provato a rilanciare un diverso modo di fare politica. Ma ne è uscito sconfitto. Sinceramente, non posso addossargli troppe colpe su questo. Se proprio volete accusarlo per qualcosa ci sono la questione del Monte dei Paschi, con la poca vigilanza da parte della giunta di centro-sinistra, le infelici dichiarazioni di qualche dirigente, l'"abbiamo una banca" di fassiniana memoria, la mancata rinuncia dei rimborsi elettorali in eccesso, qui il post in cui faccio un esempio di buon uso di questi fondi, e chi più ne ha più ne metta. Ma sicuramente non è una colpa quella di aver seguito le indicazioni dei propri elettori e non aver candidato Renzi.

Bersani e la sua coalizione sono stati scelti dagli elettori di Centro-Sinistra, ma non hanno vinto. La colpa non può essere data solo a Bersani. È sempre semplice lanciare accuse e dare le colpe ad una unica persona. Difficile è guardarsi allo specchio ed ammettere le proprie superficialità come elettori. Ma ormai la politica è solo questo: superficialità. Dopo queste elezioni l'ho capito. E purtroppo, dovrà capirlo pure il PD.

Personalizzazione politica: un dramma generazionale

"Mandiamoli tutti a casa!!" Enunciava Claudio Bisio dal palco del Festival di Sanremo. Si riferiva agli elettori, ovviamente. E, dopo quello che ho letto in giro per la rete in questi giorni, non posso che essere d'accordo con lui...

Già su Facebook ho più volte espresso la mia idea a riguardo, ma qui voglio ampliare un po' i concetti anche a costo di apparire ripetitivo per alcuni.

Gli elettori nel nostro Paese non votano più per le idee o per una appartenenza, ma solo per la simpatia e la visibilità del leader. In particolare, la mia generazione è nata e cresciuta solo con la figura del leader. Non abbiamo mai avuto veri simboli che ci rappresentassero, come in passato potevano essere la falce e il martello per il PCI, lo scudo crociato per la DC o il garofano per il PSI, per fare alcuni esempi. Non ci siamo mai sentiti appartenenti a qualcosa di più alto della tifoseria della nostra squadra del cuore.

Conosciamo solo i visi e abbiamo solo quelli come riferimento. La priorità per i partiti di oggi è stabilire chi sarà il presidente del consiglio e poi, in base al soggetto, si può buttare giù un programma elettorale. Come se il fulcro che muove tutto il sistema fosse una singola persona e non le idee di una comunità che essa dovrebbe rappresentare.

La personalizzazione del partito è un reflusso dell'ultimo ventennio berlusconiano di cui non riusciamo a liberarci: di tutti i maggiori partiti che corrono alle elezioni, solo il PD e "Fare per fermare il declino" non hanno il nome del proprio leader sul simbolo. Tutti gli altri partiti sembra che debbano associare il proprio simbolo e le proprie idee a un nome per ottenere credibilità.

Discorsi come "Se le primarie le vinceva Renzi votavo PD, ma visto che ha vinto Bersani adesso non so se scegliere Vendola o Grillo" non stanno né in cielo né in terra! Vi sembra che Renzi, Vendola e Grillo abbiamo così tanto in comune? Alle primarie gli elettori hanno deciso che Bersani incarnava meglio le idee che muovevano il partito rispetto a Renzi. Tutto lì. Non è il leader a fare il partito. È il partito, con tutti gli iscritti e i simpatizzanti, che scelgono chi li deve rappresentare. Qualunque altra percezione di rappresentanza politica è, a mio avviso, errata e fuorviante. Non si parlerebbe più di buona politica, ma di politiche puramente personali.

Chi è nato e ha vissuto buona parte della propria vita nell'epoca della personalizzazione politica, come me,  non riconosce nient'altro che i visi e le buone promesse. Non segue più nessuna idea e non sente più alcuna appartenenza. Segue solo le facce persuasive dei leader. Ma una faccia può essere nascosta da una maschera. Le idee no. La mia generazione lo capirà. A sue spese...

Coppie omosessuali: a che punto siamo?

Vorrei portare il mio piccolo contributo all'acceso dibattito sul riconoscimento dei matrimoni omosessuali in questa nostra Europa.

Come penso sappiate, in Francia e in Inghilterra si stanno muovendo i primi passi per arrivare a un riconoscimento pieno del diritto di sposarsi fra persone dello stesso sesso. E anche il Vaticano, a suo modo, ci sorprende:


Qui l'articolo completo

Questo può sembrare un misero passo, ma per la Chiesa Cattolica il solo fatto di mettersi in discussione è un risultato enorme per le gerarchie eclesiastiche. La strada da fare è però ancora molta. Basti pensare alle recenti esternazioni del cardinal Bagnasco sul già citato caso francese: "siamo sull'orlo del baratro".

Certo è sia Hollande che Cameron stanno subendo attacchi pesanti da parte della comunità cattoliche dei rispettivi paesi e, in particolare, il premier inglese, espressione di una maggioranza fortemente conservatrice, si è attirato l'inimicizia anche di una parte importante del suo stesso partito. (Vi segnalo anche questo articolo che affronta alcune delle grottesche reazioni dei Tory e pronostica anche interessanti conseguenze).

E l'Italia? Che posizione assume riguardo il matrimonio delle coppie omosessuali?

Inutile dire che il nostro Paese risente della forte influenza del Vaticano e le nostre tradizione cattoliche sono un duro ostacolo da sormontare. Una chiara espressione di questo è la posizione assunta dai leader politici candidati alle prossime elezioni: Monti ha già espresso la sua idea che l'unica famiglia possibile è quella costituita da uomo e donna (con Casini che gongola alle sue spalle contento); Berlusconi e la Lega hanno più volte ribadito la loro contrarietà, anche se le promesse in campagna elettorale possono far intendere una minima apertura; Bersani (e il PD in generale) risente di una forte componente cattolica interna al partito che non permette una completa apertura ai matrimoni omosessuali; Ingroia con la sua Rivoluzione Civile non si sono mai esposti su questo argomento. Le uniche forze politiche rilevanti che hanno intenzione di intraprendere una campagna seria sono Sel, con Vendola che per ragioni evidenti ha sempre promosso una apertura completa alle tematiche di questo tipo, e il Movimento 5 Stelle con  il loro ampissimo programma per il riconoscimento di diversi diritti civili.

Amnesty International ha anche lanciato questo appello per convincere chi verrà eletto ad inserire nel proprio programma di governo alcuni punti riguardanti il riconoscimento di diritti e di tutele verso i quali l'Italia è rimasta indietro rispetto agli altri Paesi europei. Il quinto punto di questa lista è proprio il "Combattere l'omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate" includendo anche l' "eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile".

Capiremo se l'Italia sarà pronta a questo grande passo solo dopo le elezioni: in base al voto degli italiani, sarà chiaro se la società italiana è pronta ad accettare che persone dello stesso sesso possano sposarsi. In caso negativo, il nostro Paese si confermerebbe arretrato rispetto a buona parte d'Europa nella sfera dei diritti civili. 

Non ci resta che sperare che le ali cattoliche e conservatrici del nostro Centro-Destra e del nostro Centro-Sinistra, mettano da parte quelle che sono le proprie convinzioni religione che, per quanto possa essere legittimo coltivare nel privato, in un Paese democratico non possono permettersi di paralizzare la legislazione e lasciare che permangano situazioni di forte discriminazione.

Lo ha capito una buona parte dei conservatori inglesi. Non vedo perché non debbano capirlo anche i nostri.

Vorrei inoltre aggiungere, per coloro di voi che non mi conoscessero di persona, che io sono un cattolico credente e praticante, ma non ho mai permesso che la mia fede condizionasse in negativo le persone a me vicine. Vorrei che anche il mio Stato facesse altrettanto con le persone di cui dovrebbe prendersi cura. 


" Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta. Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura." (Romani, 14: 13-14)



Immagine tratta dal film "V per Vendetta" diretto da James McTeigue, 2005

Pagare per il lavoro degli altri? Gli utenti si ribellano!

Per oggi ho pensato un post un po' atipico: per una volta non sarò io a scrivere ma sarà qualcun altro a parlare.

Mentre cercavo le parole giuste per commentare la reazione degli utenti per l'avvento di WhatsApp a pagamento, il buon vecchio Shy mi ha preceduto con il suo BreakingItaly di ieri.

Prima, però, c'è bisogno di una solenne presentazione coi contro fiocchi: Alessandro Masala, più noto come Shooter Hates You (Shy), è uno youtubers che dal lunedì al venerdì carica sul suo canale il suo show, Breaking Italy, nel quale parla e commenta delle notizie dal mondo "a scazzo" [cit.]. È un ragazzo molto in gamba che esprime  liberamente le sue idee, senza mai sembrare presuntuoso o arrogante, con una simpatia unica. Sa sempre come dire e affrontare le cose (o almeno da l'impressione di saperlo fare) in maniera semplice e chiara per coloro che lo seguono su YouTube e sui social network, la sua "Gentaglia".

Diciamo che, forse in maniera indiretta, è stato un po' un'ispirazione per questo blog.

Tornando all'argomento del post, le parole di Shy sintetizzano perfettamente il mio pensiero sulla questione e, vista anche la mia poca voglia di scrivere questa settimana, lascio a lui la parola.

Buon ascolto e, sopratutto, iscrivetevi al suo canale!! (Lascio tutti i link utili dopo il video)




Canale YouTube BreakingItaly: http://www.youtube.com/show/breakingitaly

Pagina Facebook BreakingItaly: http://www.facebook.com/BreakingItaly?fref=ts

Intervista BonsaiTv a Shy: http://www.youtube.com/watch?v=ONuQ--NoJ1k

Pagina Facebook di Shy: http://www.facebook.com/shooterhatesyou?fref=ts

Twitter di Shy: https://twitter.com/ShooterHatesYou

Ora viene il bello...

Bersani sarà il candidato premier per in centro-sinistra italiano alle prossime elezioni.

Con una schiacciante maggioranza (61.8 % contro 38.8%) ha battuto il "rottamatore" Matteo Renzi, già sindaco di Firenze.

La mia opinione sui candidati è perfettamente espressa da Vauro in questa vignetta, ma ci terrei a sottolineare un paio di aspetti della vittoria del vecchio dirigente.

Malgrado molti auspicassero un cambiamento nel PD, sono contento che questo non abbia portato l'elezione di Renzi come nuovo leader politico. Parliamoci chiaro: non ho niente contro il sindaco di quella che rimane e sempre rimarrà la Mia città e credo che malgrado tutto sia stato (per ora) anche un buon dirigente, ma non posso assolutamente condividere il suo modo la sua visione di politica e il suo modo di porsi nei confronti dei propri avversari e soprattutto alleati. 

Buona parte della generazione di politici cresciuti come Renzi in questo ventennio di non-politica, hanno conservato il suo lato peggiore: privi di qualunque ideale definito di fondo, portano avanti campagne e creano slogan fini a se stessi, non portando proposte complete ma accontentandosi di millantare possibili soluzioni rivoluzionarie ma che di fatto non porterebbero un vero benessere aggiunto. La loro è solo una politica di facciata priva di contenuti.

Se questa deve essere la 'nuova' via per la sinistra, preferisco rimanere sulla vecchia strada con tutti i suoi difetti e le sue vecchie pietre consumate e ancora attaccate al loro posto.

Bisogna però riconoscere a Renzi i suoi meriti: ha portato la sinistra di nuovo a confrontarsi e a mettersi in discussione. Pur uscendone sconfitto rimane lo stesso un punto di riferimento per tutto il partito, come anche tutti gli altri candidati.

Ora bisogna rimboccarsi le maniche (non solo sui cartelloni pubblicitari, caro PierLu) e andare avanti assieme. Bersaniani, renziani, vendoliani, marxisti per Tabacci e ambientalisti della Puppato devono adesso continuare a confrontarsi e proseguire il cammino l'uno accanto all'altro riscoprendo il modo giusto di fare politica.


Palestina

Adesso basta.

La comunità internazionale non può continuare a far finta di niente.

Obama non può continuare a cedere alle lobby sioniste e dare il suo appoggio al governo di Israele.

Lo stato ebraico NON PUÒ continuare a lanciare missili sui civili di Gaza perché si sente minacciata sui territori che ha illegalmente occupato, facendo carta straccia delle risoluzioni ONU.

Quella che si sta consumando in Palestina è una tragedia umanitaria, una vera e propria guerra mascherata a 'lotta contro il terrorismo'.

Per decenni si è cercata una via pacifica per la risoluzione dei conflitti; per decenni si è cercato di far convivere la gente in quella terra 'promessa' a troppi popoli; per decenni non vi è stata la volontà di vivere in pace. Si è sempre scelto la via della violenza. E questo non ha portato altro che dolore.

Ai bambini di palestinesi e israeliani vengono inculcati l'odio e il rifiuto dell'altro. Non viene dato nessuno spazio al dialogo o alla comprensione del diverso. Quando questi cresceranno, continueranno la guerra dei padri in un ciclo infinito. Di 'Santo' a quella terra, ormai, restano solo i campi in cui seppellire i morti.

Che Israele cessi subito le ostilità e smantelli tutto il proprio reparto militare; che Hamas e i paesi arabi vicini facciano altrettanto; che l'ONU (che si legga USA) si prenda le proprie responsabilità, ammetta i propri errori e assuma il ruolo di autorità garante che ha scelto di avere.

L'unico esercito che sogno di vedere in Palestina, sono i caschi blu che aiutano la popolazione a ricostruire non solo le infrastrutture ma anche una cultura condivisa, in un clima di reciproco rispetto e non di tolleranza.

La maggioranza dell'opinione pubblica dimentica o ignora quello che sta accadendo a Gaza.

La minoranza invece si divide e cerca di difendere in tutti i modi l'una o l'altra fazione. Continuo a vedere accuse reciproche di falsa propaganda o di manipolazione della realtà. Si arrivano a contare i numeri di missili che vengono lanciati (come se uno non fosse già troppo!) e dei morti che provocano per attribuire chi è la parte lesa in questa guerra. Io l'unica parte lesa che riconosco sono i civili, israeliani e palestinesi.

Tutto questo non è che il frutto della rabbia e dell'odio: l'odio che ha mosso e muove tutti gli scontri in Palestina e la rabbia per l'impotenza di poter cambiare una situazione che i protagonisti stessi non vogliono cambiare. Per quanto ci siano tanti israeliani e palestinesi che chiedono la convivenza pacifica, non restano che una minoranza.

Il rumore e la polvere sollevati dalle bombe ci impedisce di vedere e di andare oltre alle nostre posizioni e ai nostri pregiudizi.



Ormai non c'è più una ragione o un torto. C'è solo morte. E niente futuro.


Vignetta di Vauro Senesi, da globalist.it


Opinioni a 'confronto'

Il 'confronto' di ieri fra i candidati premier del centro-sinistra ha generato opinioni discordanti non solo per il contenuto delle domande e delle risposte dei 'fantastici 5', ma anche sul format con cui è stato gestito l'evento.

Ho avuto modo di notare che coloro che io considero gli "addetti ai lavori", ovvero coloro che vivono di pane e politica (letteralmente), hanno definito come superflua, inutile, inconcludente, incomprensibile o fuorviante quest'esperienze del confronto all'americana. Fra loro si annoverano molti giornalisti di punta e politici (ovviamente) del centro-destra: non siano stati esposti dati, le domande erano poco approfondite, i candidati rispondevano in maniera incompleta o superficiale, non sono stati affrontati tanti temi delicati, è stato solo un programma di intrattenimento e non di contenuti politici, il pubblico in sala disturbava continuamente, Tabacci parlava come un prete senza tonaca, Renzi era troppo simile a Berlusconi , Vendola metteva apposta troppe 's' nei suoi ragionamenti, Bersani era troppo serio, la Puppato non è abbastanza gnocca per comparire in tv e supercazzola come fosse antani con scappellamento a sinistra....

Insomma, hanno cercato di smontare in tutto e per tutto l'iniziativa di Sky (perché ricordo che è Sky che ha invitato i candidati a partecipare alla serata), senza fermarsi troppo sulle conseguenze politiche e gli aspetti utili portati da quest'esperienza.

Da quel che ho potuto vedere di persona, scambiando opinioni coi miei colleghi, seguendo i social network e  la risposta mediatica positiva (solo) di alcuni giornali, ho capito che l'elettore medio del centro-sinistra sembra aver invece apprezzato non poco lo spettacolo offerto: abbiamo finalmente assistito a un dibattito politico sano ed equilibrato, senza insulti, scontri o tentativi funamboleschi di distogliere l'attenzione dal punto centrale delle domande.

Sia ben chiaro che anch'io ho da muovere qualche critica al format (1 minuto e 30  a domanda è decisamente poco per esprimere un concetto in maniera completa) e soprattutto alle risposte dei candidati (come fai a non citare Berlinguer o Pertini parlando di Pantheon della Sinistra?!?!) , ma nel complesso sono soddisfatto di come si è svolto il dibattito. Sono contento sopratutto dell'idea di unità e cooperazione che hanno espresso i candidati, sperando non sia solo una facciata.

Sky ha già invitato i candidati del centro-destra per lo stesso tipo di confronto e ha promesso di rinnovare l'invito anche per coloro che si scontreranno ai rispettivi ballottaggi. È questo il tipo di confronto di cui la nostra politica ha bisogno per ritrovare fiducia prima in se stessa e poi negli elettori. Altrimenti non ci restano che i 'Vaffa...' alla Beppe Grillo...




Grilli esplosivi...

Il grande successo che il Movimento 5 Stelle ha riscontrato nelle ultime elezioni amministrative non è fatto del tutto inaspettato. Già dalle ultime consultazioni si era visto che il movimento di Grillo era in crescita, ma pochi si sarebbero aspettati risultati così sorprendenti. Anche se ben radicati nel territorio e in rapida ascesa, i grillini sono dei neonati per il panorama politico e rappresentano un'anomalia per il nostro sistema di partiti. Per questo motivo, i 5 Stelle vengono ovunque bollati come "l'anti-politica che avanza" in quanto sono in buona parte estranei alle logiche partitiche e politiche dominanti.

Credo, però, che il successo del movimento non è dovuto tanto ai meriti di chi ne fa parte, ma piuttosto dai de-meriti dei partiti più grandi che stanno da tempo al centro della scena. È chiaro a tutti che c'è un notevole clima di sfiducia verso i partiti (gli ultimi  scandali relativi al finanziamento pubblico ai partiti danno anche una chiara spiegazione del perché) portando la gente a cercare qualcosa di diverso, rappresentato in questo caso dalle liste di Grillo. Per dirla in altri termini, non è il Movimento che ha vinto, ma sono i Partiti che hanno perso.

Senza contanti...



Trovo questo servizio di Report molto interessante. La proposta è sconvolgente è vero, ma se fosse possibile applicarla potremmo risolvere uno dei tanti problemi che più caratterizzano il nostro paese. Sinceramente, l'iniziativa di scoraggiare l'uso del denaro contante trova il mio appoggio e non solo per il superamento della piaga del lavoro in nero: si risolverebbero anche i problemi di corruzione con la rintracciabilità di ogni singolo versamento, ci sarebbe una quasi impossibilità di evasione, si potrebbe scongiurare il pericolo di rapine a sportelli bancari o postali e addirittura alle persone (non ci sarebbe granché da rubare), i pagamenti risulterebbero più  pratici, sarebbe pressoché inutile la falsificazione di banconote e chissà quali altri vantaggi.

Credo anche, però, che ora come ora sia una pratica inapplicabile per l'Italia di oggi. Il perché è presto detto.

Pensieri a caldo e saluto di commiato

La morte di Piermario Morosini, giocatore del Livorno, ha scosso il mondo del calcio. Un giovane di 25 anni morto in campo mentre giocava per un infarto. Come si fa ad accettare una cosa simile? Semplicemente non si può. Non voglio addentrarmi nei discorsi che stanno animando le cronache calcistiche (controlli medici inadeguati, defibrillatori in campo, auto parcheggiate che ritardano l'ambulanza ecc.) e non voglio neanche omaggiare il giovane tessendone le lodi in questo mio articolo (altri lo hanno già fatto meglio di quanto potrei mai fare io).

Quello che voglio è esprimere un mio pensiero a caldo dopo aver letto le dichiarazioni di Antonio Di Natale, compagno di squadra di Morosini all'Udinese: "Giocare ogni 3 giorni è molto difficile, il calcio italiano va troppo veloce." Prima di tutto, nutro un grande rispetto per Di Natale sia come bravissimo giocatore che come persona (date un occhio qui), ma devo dire che questa poteva risparmiarsela. Voglio dire: ci sono padri di famiglia che ogni giorno si spaccano la schiena con lavori usuranti, a volte in condizioni costanti di pericolo, per un misero stipendio col quale mantenere la propria famiglia. Non metto in dubbio che inseguire un pallone su un rettangolo verde sia stancante e faticoso, ma visto che vengono pagati profumatamente per fare quello che più amano mi chiedo con quale coraggio si possano lamentare. Di Natale non è il primo a tirare fuori questa questione.


Questo vuole essere un post lampo volutamente polemico. Spero che voi lettori non ve la prendiate troppo. Ma certe considerazioni non riesco a tenerle solo per me.


Detto questo, prima di concludere vorrei uscire dal clima polemico che io stesso ho creato e dedicare un ultimo pensiero al numero 25 amaranto. Credo che un ragazzo come lui se lo meriti (andatevi a cercare la sua biografia se non avete niente da fare). 


Ciao Piermario. Spero che gli angeli sappiano giocare a calcio...

Lavoro e dignità

Come tutti sappiamo, il lavoro in nero è un fenomeno profondamente radicato nelle dinamiche del mercato del lavoro. Il perché è presto detto: un lavoratore in nero costa molto meno rispetto a un lavoratore con un contratto regolare (niente contributi da pagare, niente spese legali, contabilità più semplice da tenere, niente tutele previdenziali né sindacali). Bisogna però distinguere due motivazioni che spingono ad assumere in nero: da una parte la sopravvivenza e dall’altra quella "di comodo", per abbattere i costi e avere profitti più alti. 


Il primo è tipico delle piccole imprese, spina dorsale dell'economia italiana: il piccolo imprenditore deve sostenere mensilmente altissime spese relative a merci, affitto dei locali, manutenzione, utenze varie e, se la ditta ne è dotata, anche tutte le spese relative agli automezzi o semplicemente il pagamento dei vettori. Queste sono tutte spese che non può non sostenere e che gravano pesantemente sul bilancio mensile. L'assunzione di dipendenti regolari andrebbe ad auementare ancora di più i costi. Quindi l'assunzione di personale a nero diventa quasi un bisogno per riuscire a garantire la sopravvivenza dell'impresa, vista la concorrenza del mercato dove le altre ditte riescono ad essere più competitive anche grazie al lavoro a nero. Essendoci pochi controlli da parte degli organi predisposti, il gioco vale la candela. L'alternativa nella maggior parte dei casi comporta la chiusura dell'attività.

Noi Giovani e la politica...

Chissà quanti di voi sanno cosa significa il termine "politica". Secondo Wikipedia "La politica, secondo un'antica definizione scolastica, è l'Arte di governare le società.". Io la vedo più semplicemente come un insieme di principi in base ai quali cui si prendono delle decisioni. Le conseguenze di queste decisioni ricadono poi sulle persone o su gruppi che risiedono in determinati confini. La politica è, dunque, una linea guida, un tracciato o un indirizzo che regola e influenza i rapporti che intercorrono fra più individui e permette la creazione di comunità eterogenee formate da soggetti differenti fra loro con in comune solo alcune peculiarità. Lasciando i paroloni da parte, vorrei adesso concentrarmi su come i ragazzi della mia e delle successive generazioni percepiscono la politica. 


 La cultura politica della mia generazione nasce durante il “ventennio” berlusconiano. Eravamo ancora in fasce quando il terremoto politico dei primi anni '90 sconvolgeva e cambiava radicalmente l'assetto dei partiti. Oggi non ci sono più partiti di massa, espressione di vere realtà sociali caratterizzate da disagi e problemi tipici di una classe sociale e fedeli a una ideologia diffusa. Adesso i partiti sono strutture in cerca di larghi consensi i cui esponenti si mostrano come unici in grado di assicurare un alto benessere ai propri elettori, prive di una qualunque ideologia di fondo e troppo spesso incapaci di cogliere i disagi sociali e comprendere i reali problemi del Paese. Noi giovani conosciamo solo questo tipo di partiti. Vediamo la realtà politica come una realtà lontana e irraggiungibile e i politici come personaggi folkloristici tutti simili fra di loro che inseguono solo il loro tornaconto e se ne fregano del nostro futuro. 

Giovani italiani: popolo di sfigati...

I giovani sono degli sfigati. Studiano tanto per trovare un lavoro e quando finalmente si laureano non fanno che lamentarsi. Lavorare in un call center è un lavoro più che dignitoso e neanche troppo stancante: lavori relativamente poche ore al giorno, stai seduto tutto il tempo, l'unico infortunio sul lavoro che puoi avere è cadere dalla sedia o rimanere senza voce (qualunque altro lavoro comporta senza dubbio altri più pericolosi rischi) e l'unico inconveniente è beccarsi qualche "vaffa" o qualche infamata da clienti poco pazienti. Ovviamente si tratterà sempre di lavoro a nero perché i costi per regolarizzare i contratti non sono sostenibili per le piccole-medie imprese.
 
Viste queste prospettive, conviene ancora studiare? Voglio dire, spendere più di 4.000€ (se non di più) fra tasse universitarie, libri, eventuale affitto, per una laurea triennale e almeno altri 3.000 € per una magistrale? Sempre tenendo conto che uno riesca a rimanere in pari con gli esami... Per non parlare del tempo che un giovane dedica allo studio, rinunciando quindi a cercare e svolgere un lavoro che gli garantisca di rendersi indipendente invece di rimanere a carico della famiglia. Malgrado tutto, a quanto pare moltissimi (compreso me) si ostinano ancora a voler studiare.