Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

Stavolta sarò politicamente scorretto (III) (conclusioni)

E Adesso?

Adesso i grillini eletti sono chiamati a smentirmi. Devono dimostrare di essere all'altezza del compito che gli italiani gli hanno dato. Il Movimento 5 Stelle non è più un movimento di protesta: è diventato un movimento che rappresenta una consistente parte dei cittadini italiani. Deve cominciare a comportarsi come tale discutendo con le altre realtà del Paese e trovare le giuste soluzioni per tirarlo fuori dal baratro. Non possono più continuare ad urlare e pretendere di fare solo come vogliono loro. Questo non è un comportamento accettabile in una democrazia. E di certo non quello di cui l'Italia ha bisogno adesso.

L'esempio della Regione Sicilia ci dimostra che la convivenza fra PD e M5S per un governo è possibile, su certi punti comuni dei rispettivi programmi. Spero che gli eletti si dimostrino politici migliori di quanto non si sia dimostrato Grillo finora. Prima i suoi lo silureranno dal Movimento meglio sarà per tutti.

Non so dire se in futuro il M5S rimarrà una delle espressioni egemoni del nostro Paese: se conserva la struttura che ha oggi probabilmente no. Se sarà in grado di dotarsi di una impalcatura tecnica più solida (mettendo da parte il comico e Casaleggio) allora forse rimarrà veramente come nuova naturale espressione di una parte della società italiana, quella magari più giovane e sana. Potrebbe diventare senza troppe pretese un vero 'partito innovatore', sempre all'avanguardia e baluardo delle nuove generazioni. Ma, come ho detto, deve dotarsi di un sistema di coordinamento nazionale che non dipenda da due unici individui e, soprattutto, attingere dall'esperienza che gli eletti (sia in Parlamento che nelle varie amministrazioni locali) stanno maturando.

Per quanto riguarda il PD, ora deve mettere i grillini di fronte alle proprie responsabilità e fargli delle proposte che non potranno non appoggiare (l'unica cosa che vorrei non venisse mai approvata è l'abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti; la mia posizione a riguardo l'ho già espressa qui). A Bersani deve essere dato il compito di formare il governo, così come gli elettori di centro-sinistra hanno scelto alle primarie: nessun'altra coalizione alla Camera ha i numeri necessari per governare e al Senato sono messi tutti sulla stessa barca. Non ci sono altre opzioni. Una volta fatte le riforme necessarie ed eletto il successore di Napolitano, che si torni pure alle urne.

Bersani ha già dichiarato che queste sarebbero state le sue ultime elezioni. Quindi mi auguro che il centro-sinistra rifaccia le proprie primarie alle quali, come giusto che sia, si ripresenterà sicuramente e forse vincerà Renzi: la batosta che ha preso l'ultima volta sono convinto che gli sia servita per maturare politicamente, ma finché non metterà da parte i suoi modi da prima donna e la sua visione politica 'votatemi perché sono un volto nuovo' non avrà mai il mio voto. A quel punto gli elettori avranno deciso se mettere definitivamente da parte la Sinistra e la politica delle idee, convalidando la conversione alla politica dell'apparenza e delle facce da premier.

Mi auguro in ogni caso che il Nano possa sparire dalla scena in maniera definitiva e che la destra liberale italiana possa ritrovare finalmente la propria dignità (poteva farlo già da queste elezioni con Monti, ma ho già detto che la politica dei contenuti è al capolinea, perciò non poteva essere altrimenti).

È inutile piangere sul latte versato. Non ci resta che andare avanti e fare del nostro meglio. Speriamo che chi ci governerà faccia altrettanto. Vorrei tanto che le mie previsioni sulla negative sulla politica personalistica possano non avverarsi, ma visto il genere di commenti che continuo a leggere e sentire non sono molto fiducioso. Le mie passate previsioni si sono avverate per metà. Ti prego, fa che mi sbagli anche stavolta...


Leggi anche la prima e la seconda parte di questo articolo.

Stavolta sarò politicamente scorretto (II)

Messo da parte il PD, ora è il momento di parlare dei grillini.

Il Movimento 5 Stelle ha avuto un successo che pochi avevano previsto. Ho già espresso la mia opinione su Grillo e i suoi sostenitori in questo articolo un bel po' di tempo fa. Credo sia venuto il momento di integrare la mia analisi.

I partiti (pardon: movimenti) come quelli di Grillo nascono in seno ad una democrazia moderna quando i partiti tradizionali non si dimostrano più in grado di rappresentare e fare gli interessi dei propri elettori. Il loro ruolo è quello di proporre un'alternativa, valida o meno, ai partiti egemoni. In questo modo, questi ultimi sono costretti a rimanere fedeli alle proprie promesse e fare i 'bravi' per non invogliare gli elettore ad esercitare un voto di 'protesta' in favore dei movimenti alternativi. Solitamente, non sono quindi destinati a ricoprire un ruolo centrale nei giochi della politica, ma esercitano solo una funzione di controllo nei confronti dei partiti più grandi. Non sono una chiara espressione di una parte della società civile, ma solo la manifestazione di un meccanismo democratico.

Visto il risultato delle ultime elezioni, questa definizione non può essere più applicata al Movimento 5 Stelle. Quando nel 2007 nacque il movimento, incarnava tutte le caratteristiche di questi 'movimenti di protesta' ma non rappresentava una reale minaccia per PD, PDL & co. Vista la grossa crescita che i grillini hanno avuto nelle consultazioni precedenti all'ultima, il PD ha cominciato a comportarsi da partito egemone minacciato quale era: si è giustamente organizzato con primarie, confronti e programmi elettorali che rispondevano alle esigenze reali della gente. Il PDL, al contrario, ha puntato tutto sul rilancio della figura di Silvio, lasciando da parte quelle che dovrebbero essere le prerogative di un partito rappresentativo. In una democrazia 'scolastica', questo tipo di scelte avrebbe dovuto premiare il PD: la sua coalizione avrebbe ottenuto la maggioranza necessaria per governare e il Movimento 5 Stelle avrebbe svolto il suo ruolo di controllo direttamente nel Parlamento.

Sappiamo però che non è andata così. Il mio perché l'ho già espresso all'inizio dell'articolo (vedi prima parte). Quindi adesso ci ritroviamo in Parlamento 163 parlamentari senza alcuna esperienza politica e di cui non abbiamo avuto modo di testare le competenze in campagna elettorale. Rinunceranno ai rimborsi elettorali e sono incensurati non c'è alcun dubbio, ma possibile che basti solo questo per poter essere un buon rappresentante per i cittadini italiani?

In effetti, Grillo ha fatto di tutto per convincerci a non votare il proprio movimento, ma gli italiani non ci sono cascati: ha ideato un programma populista e di dubbia realizzazione in molti suoi punti; ha impedito ai suoi candidati di confrontarsi con gli altri candidati come invece impongono le regole di una sana democrazia; gestisce il movimento in maniera dittatoriale sbattendo fuori tutti quelli che non la pensano come lui; ha permesso che si candidassero persone giovani e inesperte facendo credere che bastasse una laurea per essere competenti; non ha mai risposto alle domande sulle ombre su di lui e su Casaleggio e ora che ha i suoi in Parlamento li comanda a bacchetta dicendo cosa devono o non devono votare.

Non è colpa sua. Sono gli italiani che gli sono andati dietro imperterriti. Hanno preferito dare un voto al buio piuttosto che assecondare un cambiamento graduale e rinnovare anche solo parzialmente la fiducia a quei politici che hanno dimostrato di saper fare il proprio lavoro. Ora, voi mi direte riguardo ai partiti: "le occasioni le hanno avute e le hanno sprecate", "è solo un cambiamento di facciata per lasciare tutto com'è", "tanto poi fanno l'inciucio con Berlusconi per rimanere attaccati alla poltrona", "in realtà non c'è stato nessun cambiamento e sono sempre i soliti", "la colpa di questo è dei partiti perché hanno fatto perdere la fiducia agli italiani". Pensatela come volete, ma per me questi rimangono tutti atteggiamenti populisti, sterili e inutili.

L'italiano medio è troppo occupato per interessarsi seriamente alla politica, ma non gliene possiamo dare una colpa: tutti i giorni deve sopravvivere al traffico cittadino per andare a lavoro, o cominciare a rovistare fra annunci su internet e giornali per trovarne uno; i genitori devono stare dietro ai figli e destreggiarsi fra pannolini sporchi, bollette da pagare e mutuo da estinguere; quei giovani che non si sono ancora bruciati il cervello con roba tagliata male o che non sono ancora espatriati, passano tutti il tempo a preoccuparsi del proprio futuro pensando in quale paese scappare dopo la laurea ottenuta dopo 2 anni fuori corso; al parco, i vecchi si lamentano fra di loro di non avere più i soldi per comprare le figurine al nipotino commentando anche le ultime notizie di cronaca nera dei telegiornali.

Perché la gente così dovrebbe mettersi lì e provare a capire tutti i meccanismi di una buona politica? Perché dovrebbe farlo, quando c'è già qualcuno con un carattere carismatico che pretende di spiegargliela? È più semplice farsi insegnare le cose dagli altri piuttosto che capirle per conto proprio. Il problema è che, chi te le spiega, fa apparire tutte le altre versioni errate. Chiunque abbracci una 'buona politica' differente dalla tua diventa un ignorante. I partiti che non condividono questa visione diventano quindi 'macchine del potere', utili solo a permettere a certi individui di mantenersi un posto fisso da politico di professione.

Si passa così dalla politica dei contenuti e delle idee alla politica dei meno-peggio. Tutti votano il meno-peggio. Non quello che considerano migliore. A queste elezioni, credo che gli italiani abbiano ragionato più o meno in questo modo:
- Grillo è il meno-peggio perché ha candidato gente nuova e giovane che non ha niente a che fare con quei vecchi partiti che ci hanno portato in questa situazione;
- Berlusconi è il meno-peggio perché per lo meno è simpatico (e poi si sa che i magistrati sono tutti comunisti e lui è l'unico ad avere il coraggio di dirlo);
- Monti è il meno-peggio perché per lo meno lui è competente e ha salvato l'Italia anche se ha fatto qualche errore;
- il PD è il meno-peggio perché non è un partito ad personam, ma Bersani è il peggior candidato che potevano trovare perché è in politica da 20 anni; quindi voto Grillo che dice più o meno le stesse cose ma candida gente nuova.

I 5 stelle devono il loro successo non tanto a dei loro meriti particolari o per i de-meriti degli altri partiti (come ero convinto un tempo), ma più semplicemente per le mancanze di buona parte degli elettori: la politica non riesce più a ricoprire un  ruolo centrale negli interessi della popolazione perché gli italiani sono stremati e sopraffatti dalle proprie lotte quotidiane. Basta, quindi, indicare un colpevole verosimile per questa situazione di precarietà ed ecco che ottieni milioni di elettori pronti a votarti risparmiandogli la fatica di capire cosa realmente è politica. È da qui che nascono i vari: "la colpa è della vecchia dirigenza del partito", "la colpa è di Monti e del suo governo", "la colpa è di Berlusconi", "la colpa è dei comunisti", "la colpa è della sinistra", "la colpa è di Grilllo, dei grillini e di Casaleggio" ecc. ecc.

Si lanciano accuse di continuo ma non si propongono soluzioni. Se ci si prova, si viene ignorati o sommersi di nuove accuse. E la colpa, quella vera, di tutto questo è solo di noi italiani, indipendentemente da chi abbiamo votato.

Domani pubblicherò l'ultima parte in cui chiuderò le mie riflessioni sia sul PD che sul M5S. Finora ho solo analizzato quella che è la realtà oggi. Date queste premesse, la prossima volta spiegherò come vorrei che fosse la realtà italiana in futuro...

Stavolta sarò politicamente scorretto (I)

Sappiate che sarà un post lungo. Parlerò di cose di cui ho già parlato. Quindi per snellire il tutto di quando in quando linkerò vecchi post per non ripetermi troppo e non appesantire la lettura.

Dopo aver scritto il post mi sono reso conto che sarebbe stato veramente troppo lungo e ho deciso di spezzarlo in tre parti: una in cui parlo del PD, un'altra per il Movimento 5 Stelle e l'ultima per le mie conclusioni. Cercherò di pubblicarle a breve distanza le une dalle altre. 

Premesse necessarie: io sono un elettore di Sinistra, non del PD; se non riuscite a carpire questa differenza, la maggior parte delle cose che leggerete vi sembreranno campate in aria e comincerete ad insultarmi; se capite la differenza, allora forse capirete le mie posizioni, ma non sarete d'accordo con me e comincerete ad insultarmi; se siete grillini mi insulterete a prescindere. Questo post inizia nel peggiore dei modi....

Il Centro-Sinistra non riuscirà a governare il Paese da solo, e questo lo sappiamo. Il Movimento 5 Stelle è il primo partito del Paese, e questo lo sappiamo. Senza la collaborazione con i grillini in Parlamento il PD non riuscirà a portare avanti nessuna riforma, e questo lo sappiamo. Berlusconi ha svenduto nuovamente la sua immagine e un italiano su tre (deficiente!) lo ha rivotato, e questo lo sappiamo. Quello che non sappiamo o su cui ci sono parere discordanti, è il perché ci troviamo in questa situazione: molti danno la colpa a Bersani; altri a Grillo; altri agli italiani (deficienti) che hanno rivotato il Nano; altri a Napolitano che doveva mandare al voto subito dopo la caduta del governo Berlusconi; altri ancora ad un Monti contraddittorio nella sua campagna elettorale, o ad un bastonato Ingroia che ha portato via voti al PD; ed infine, dulcis in fundo, c'è chi accusa i giornalisti e la satira di aver fatto pubblicità gratuita a San Silvio da Arcore.

La mia spiegazione è un tantino differente: gli italiani non sanno più che cos'è la politica. Avevo già esposto le mie riflessioni in questo post a riguardo. Sinceramente speravo che il fenomeno della "personalizzazione" fosse solo una anomalia, un reflusso di cui la nostra politica avrebbe potuto disfarsi con i giusti esempi e dimostrazioni. Purtroppo mi sono sbagliato. Mi sono sbagliato io esattamente come si è sbagliato il PD.

Già il PD. "Siamo arrivati primi ma non siamo in grado di governare. Questa non è una vittoria.", o qualcosa del genere, è stato il commento di Bersani. Ed è vero. Quello che però è il problema che mi fa accapponare un bel po' la pelle, non è tanto il risultato elettorale (ne parlerò in dettaglio dopo), quanto la reazione di molti elettori del PD e di moltissimi giornalisti verso cui conservo una grande stima: il commento più comune è stato "Eh, se ci fosse stato Renzi le cose sarebbero andate diversamente...".

In questo articolo risalente alle primarie do la mia opinione su Renzi e da allora non è cambiata. Le primarie sono state fatte apposta per far decidere agli elettori di Centro-Sinistra quale fosse la persona che più incarnasse gli ideali della coalizione e che avrebbe dovuto mettere la sua faccia (solo quella) a rappresentarli di fronte agli altri soggetti politici. Quegli elettori hanno scelto Bersani. Che senso ha adesso chiedere proprio a colui che è stato scelto dalla base di dimettersi? Che senso ha spingere per mettere al suo posto una persona che gli elettori non hanno ritenuto in grado di ricoprire quel ruolo? Contano più i propri elettori fedeli o quelli che andresti a raccattare facendo una manovra puramente commerciale? La Sinistra è pronta a svendere la propria identità pur di raccattare qualche voto in più? E chi ti dice che poi non se ne perdano altri?

Visto che a tutti piace fare il gioco dei 'se', ecco che do io la mia versione: 'se' il secondo turno delle primarie fosse stato aperto a tutti forse avrebbe vinto Renzi; 'se' avesse vinto Renzi probabilmente Vendola sarebbe stato silurato dalla coalizione o se ne sarebbe andato da solo; Casini avrebbe verosimilmente proposto un'alleanza a Renzi che lui avrebbe quasi sicuramente accettato, con sommo piacere della corrente cattolica del PD; una parte consistente degli elettori di Sinistra si sarebbe indignata e sarebbe passata con Vendola o peggio con Grillo (puro voto di protesta); non è inverosimile pensare che poi la coalizione UDC-PD si sarebbe alleata con la lista Monti con palese svendita totale dei valori di sinistra e perdita ulteriore di elettori, coi ringraziamenti da parte del Movimento 5 Stelle. Il 40% auspicato da Renzi sarebbe stato assai lontano. Fantapolitica? Non più fantasiosa di molte ricostruzioni pre-elettorali su presunti inciuci fra PD e Monti che ho avuto modo di leggere ed ascoltare fatte da persone molto più autorevoli di me.

Cercare il cambiamento è giusto e sacrosanto. Ma non può e non deve essere troppo repentino ed imposto, altrimenti l'unica cosa sicura è che si perderanno molte più cose di quante se ne vanno a guadagnare. Questa è la storia della Sinistra italiana. I più giovani vadano a vedere cosa è successo nel 1989 col PCI ed Occhetto. Anche lì si voleva cambiare per vincere. Ma fu fatto male e troppo in fretta. E come è andata a finire? Lo vediamo benissimo oggi.

Il PD ha fatto quello che poteva per dare segnali di cambiamento: primarie per il candidato premier, confronti tv, primarie per i parlamentari, esclusione dalle liste per i candidati (scelti comunque dagli elettori) con guai giudiziari, ha lasciato a casa alcuni illustri 'vecchi', ha creato alleanze solide con altri partiti di Sinistra e smentito le continue illazioni su alleanze post-elettorali con Monti. Trovo particolarmente assurdo quanto molti giornalisti di un certo livello continuassero a prevedere questo tipo di scenario, ipotizzando un completo voltagabbana del PD nei confronti dei propri alleati e dei propri elettori.

Quello che ha fatto il PD è stato promuovere le proprie idee. Non il proprio leader. Ha provato a rilanciare un diverso modo di fare politica. Ma ne è uscito sconfitto. Sinceramente, non posso addossargli troppe colpe su questo. Se proprio volete accusarlo per qualcosa ci sono la questione del Monte dei Paschi, con la poca vigilanza da parte della giunta di centro-sinistra, le infelici dichiarazioni di qualche dirigente, l'"abbiamo una banca" di fassiniana memoria, la mancata rinuncia dei rimborsi elettorali in eccesso, qui il post in cui faccio un esempio di buon uso di questi fondi, e chi più ne ha più ne metta. Ma sicuramente non è una colpa quella di aver seguito le indicazioni dei propri elettori e non aver candidato Renzi.

Bersani e la sua coalizione sono stati scelti dagli elettori di Centro-Sinistra, ma non hanno vinto. La colpa non può essere data solo a Bersani. È sempre semplice lanciare accuse e dare le colpe ad una unica persona. Difficile è guardarsi allo specchio ed ammettere le proprie superficialità come elettori. Ma ormai la politica è solo questo: superficialità. Dopo queste elezioni l'ho capito. E purtroppo, dovrà capirlo pure il PD.

Una UE da Nobel

Nelle scorse settimane si è molto discusso sul Nobel per la Pace assegnato all'Unione Europea, per " i progressi nella pace e nella riconciliazione" e per aver garantito "la democrazia e i diritti umani" nel Vecchio continente. Subito c'è chi ha fatto notare la contraddizione della scelta dell'accademia di Oslo: molti dei  paesi Membri infatti sono in passato e anche oggi impegnati in azioni militari e vere e proprie guerre in varie parti del Medio Oriente (vedi Afghanistan, Libia ecc.). 

Inoltre, viene mossa una forte accusa alle istituzioni europee e ad alcuni stati membri economicamente più forti (Germania) di calpestare il principio di auto-determinazione e di autogoverno degli Stati membri a rischio default o giù di lì. Esempio lampante a sostegno sono le forti misure di autorità imposte alla Grecia o le continue spinte internazionali a una possibile candidatura politica di Monti alle prossime elezioni.


È vero: l'Europa fatica ad affrontare la crisi adottando strategie congiunte ed alcuni cominciano anche a mettere in discussione la fattibilità dell'esperienza comunitaria, ma il Nobel arriva per i meriti che i Paesi hanno guadagnato nel passato. Si può certo lamentare un pessimo tempismo all'accademia, ma in questo momento possiamo vedere l'evento come un promemoria dei traguardi che l'Europa ha raggiunto prima come Comunità e poi come Unione di diversi Stati sovrani.


Dopo mezzo secolo attraversato da due Guerre Mondiali, scoppiate entrambe per dinamiche interne al vecchio continente, i Paesi europei hanno messo la parte il loro carattere nazionalista e si sono messi al lavoro per garantire una pace salda e duratura attraverso prima l'unità economica e poi un tentativo, ancora poco riuscito, di unità politica. Finalmente si è riusciti ad unire l'Europa sotto una stessa bandiera, senza che uno Stato prevalesse sull'altro: ogni Membro ha volontariamente ceduto una parte della propria sovranità nazionale a un organo sovranazionale, garante di pace e stabilità interna.


È giusto promuovere critiche e perplessità, ma ritengo che la decisione di assegnare il Nobel per la Pace all'Unione Europea possa essere una spinta in più per riscoprire lo spirito di cooperazione e reciprocità con cui è iniziato questo percorso. L'occasione per guardarsi indietro e trovare la spinta per andare avanti. 


Tutti insieme.



Il premio Nobel per la Pace è stato ritirato (da sinistra)  dal presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, dal presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e dal Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz .

(Foto da tg24.sky.it

Man is back VI

Ditemi la verità: ci eravate cascati?

Avete veramente creduto che il Signor B si fosse messo da parte?

A molti, me compreso, faceva piacere crederlo. E invece rieccoci qui, di nuovo.

Buona parte del Pdl ha subito sollevato le proprie perplessità su una possibile ricandidatura dell'ex-premier per i più disparati motivi: la sua possibile ineleggibilità (vedi decreto liste pulite e processo Ruby in corso); la necessità di rinnovamento all'interno del partito; per non parlare dell'autogol politico rappresentato da una campagna elettorale incentrata sulla demonizzazione del governo Monti (promossa da B), quando lo stesso partito ha votato a favore di tutte le sue riforme.

Vedremo quindi se saranno le prossime elezioni a sancire definitivamente la fine del ventennio berlusconiano, o se dovremmo tornare a sopportarlo per l'ennesima legislatura. Temo che solo quando saranno i suoi stessi luogotenenti a trombarlo (è il caso di dirlo) dal partito e a sistemarlo nella più vicina casa di riposo, ce ne potremo realmente liberare.

Riassumendo, la situazione che avremo di fronte nei prossimi mesi sarà questa:
- subito dopo l'approvazione della legge di stabilità (che, per detta di Alfano, il Pdl approverà) Monti si dimetterà;
- Napolitano scioglierà le Camere e indirà nuove elezioni per Febbraio;
- il Festival di Sanremo sarà spostato per far rispettare la par condicio, con buona pace di Fazio e della Litizzetto;
- ci troveremo di-fronte a uno scontro B vs B (Bersani contro Berlusconi) con una coalizione di centro-sinistra formata da Sel-Pd e il solito tandem Lega-Pdl;
- il professor Mario Monti a fare da outsider appoggiato da Udc e dal partito di Italia Futura di Montezemolo;
- Grillo prenderà buono buono i suoi seggi diventando un possibile ago della bilancia;
- gli altri partitucoli si accaparreranno le briciole.

Vedremo se sono stato un bravo veggente solo a fine Febbraio.

Maya e alieni permettendo...


Opinioni a 'confronto'

Il 'confronto' di ieri fra i candidati premier del centro-sinistra ha generato opinioni discordanti non solo per il contenuto delle domande e delle risposte dei 'fantastici 5', ma anche sul format con cui è stato gestito l'evento.

Ho avuto modo di notare che coloro che io considero gli "addetti ai lavori", ovvero coloro che vivono di pane e politica (letteralmente), hanno definito come superflua, inutile, inconcludente, incomprensibile o fuorviante quest'esperienze del confronto all'americana. Fra loro si annoverano molti giornalisti di punta e politici (ovviamente) del centro-destra: non siano stati esposti dati, le domande erano poco approfondite, i candidati rispondevano in maniera incompleta o superficiale, non sono stati affrontati tanti temi delicati, è stato solo un programma di intrattenimento e non di contenuti politici, il pubblico in sala disturbava continuamente, Tabacci parlava come un prete senza tonaca, Renzi era troppo simile a Berlusconi , Vendola metteva apposta troppe 's' nei suoi ragionamenti, Bersani era troppo serio, la Puppato non è abbastanza gnocca per comparire in tv e supercazzola come fosse antani con scappellamento a sinistra....

Insomma, hanno cercato di smontare in tutto e per tutto l'iniziativa di Sky (perché ricordo che è Sky che ha invitato i candidati a partecipare alla serata), senza fermarsi troppo sulle conseguenze politiche e gli aspetti utili portati da quest'esperienza.

Da quel che ho potuto vedere di persona, scambiando opinioni coi miei colleghi, seguendo i social network e  la risposta mediatica positiva (solo) di alcuni giornali, ho capito che l'elettore medio del centro-sinistra sembra aver invece apprezzato non poco lo spettacolo offerto: abbiamo finalmente assistito a un dibattito politico sano ed equilibrato, senza insulti, scontri o tentativi funamboleschi di distogliere l'attenzione dal punto centrale delle domande.

Sia ben chiaro che anch'io ho da muovere qualche critica al format (1 minuto e 30  a domanda è decisamente poco per esprimere un concetto in maniera completa) e soprattutto alle risposte dei candidati (come fai a non citare Berlinguer o Pertini parlando di Pantheon della Sinistra?!?!) , ma nel complesso sono soddisfatto di come si è svolto il dibattito. Sono contento sopratutto dell'idea di unità e cooperazione che hanno espresso i candidati, sperando non sia solo una facciata.

Sky ha già invitato i candidati del centro-destra per lo stesso tipo di confronto e ha promesso di rinnovare l'invito anche per coloro che si scontreranno ai rispettivi ballottaggi. È questo il tipo di confronto di cui la nostra politica ha bisogno per ritrovare fiducia prima in se stessa e poi negli elettori. Altrimenti non ci restano che i 'Vaffa...' alla Beppe Grillo...




Senza contanti...



Trovo questo servizio di Report molto interessante. La proposta è sconvolgente è vero, ma se fosse possibile applicarla potremmo risolvere uno dei tanti problemi che più caratterizzano il nostro paese. Sinceramente, l'iniziativa di scoraggiare l'uso del denaro contante trova il mio appoggio e non solo per il superamento della piaga del lavoro in nero: si risolverebbero anche i problemi di corruzione con la rintracciabilità di ogni singolo versamento, ci sarebbe una quasi impossibilità di evasione, si potrebbe scongiurare il pericolo di rapine a sportelli bancari o postali e addirittura alle persone (non ci sarebbe granché da rubare), i pagamenti risulterebbero più  pratici, sarebbe pressoché inutile la falsificazione di banconote e chissà quali altri vantaggi.

Credo anche, però, che ora come ora sia una pratica inapplicabile per l'Italia di oggi. Il perché è presto detto.

Chi vuol esser finanziato?

Con le indagini emerse dalle procure sui bilanci di Margherita e Lega e le accuse ai loro rispettivi tesorieri (Lusi e Belsito) siamo tornati a parlare dei finanziamenti pubblici ai partiti: secondo Idv e parte del Pd (tra cui compare anche il mio amico Renzi) andrebbe abolito per intero rispettando così il verdetto del referendum abrogativo del '93 poi ovviamente aggirato dal parlamento del tempo; secondo i vertici di Pdl, Pd e Terzo Polo basta rivedere la normativa vigente regolamentando controlli dei bilanci e trasparenza delle spese. In questo senso è già stato preparato un disegno di legge che nelle prossime settimane verrà discusso nelle camere e, se non ci saranno intoppi, anche approvato in breve tempo. 


Ora la domanda che molti sollevano: è giusto che siano lo Stato a finanziare i partiti? Gli italiani nel '93 hanno già risposta: un NO che conta il 90,3 % degli allora aventi diritto al voto. Personalmente, però, non sono d'accordo con questa linea di pensiero.

Lavoro e dignità

Come tutti sappiamo, il lavoro in nero è un fenomeno profondamente radicato nelle dinamiche del mercato del lavoro. Il perché è presto detto: un lavoratore in nero costa molto meno rispetto a un lavoratore con un contratto regolare (niente contributi da pagare, niente spese legali, contabilità più semplice da tenere, niente tutele previdenziali né sindacali). Bisogna però distinguere due motivazioni che spingono ad assumere in nero: da una parte la sopravvivenza e dall’altra quella "di comodo", per abbattere i costi e avere profitti più alti. 


Il primo è tipico delle piccole imprese, spina dorsale dell'economia italiana: il piccolo imprenditore deve sostenere mensilmente altissime spese relative a merci, affitto dei locali, manutenzione, utenze varie e, se la ditta ne è dotata, anche tutte le spese relative agli automezzi o semplicemente il pagamento dei vettori. Queste sono tutte spese che non può non sostenere e che gravano pesantemente sul bilancio mensile. L'assunzione di dipendenti regolari andrebbe ad auementare ancora di più i costi. Quindi l'assunzione di personale a nero diventa quasi un bisogno per riuscire a garantire la sopravvivenza dell'impresa, vista la concorrenza del mercato dove le altre ditte riescono ad essere più competitive anche grazie al lavoro a nero. Essendoci pochi controlli da parte degli organi predisposti, il gioco vale la candela. L'alternativa nella maggior parte dei casi comporta la chiusura dell'attività.

Nuovi treni, vecchi pendolari e soliti problemi...

È stato annunciato per metà aprile l'attesissimo esordio di Italo, il treno voluto e finanziato da Montezzemolo e Della Valle. Questa è la prima volta che Trenitalia ha un diretto concorrente di mercato per le tratte nazionali poiché finora ha avuto il monopolio assoluto sia sulla gestione della rete dei binari che sulla erogazione del servizio di trasporto passeggeri. Questa nuova prospettiva dovrebbe aprire nuove frontiere per la concorrenza a beneficio dei consumatori, poiché il nuovo treno dovrà cercare di crearsi una sua clientela, mentre Trenitalia sarà interessata a tenersi i suoi "fedelissimi"; questo comporterebbe per noi consumatori la possibilità di scegliere, servizi più efficenti, offerte promozionali vantaggiose e soprattutto un abbassamento dei prezzi (logiche di mercato, guerra di prezzo, concorrenza perfetta, per chi mastica un po' di microeconomia). Tutto questo però sarà limitato alle tratte servite da entrambe le aziende, ovvero le tratte nazionali più frequentate, quelle degli affari che colegano i nostri maggiori centri politici ed economici (la tratta Milano-Bologna-Firenze-Roma per intendersi).

Il trasporto regionale rimarrà invece monopolio esclusivo delle Ferrovie dello Stato. Quindi i benefici ricadranno solo su chi poteva già permettersi di viaggiare su un Frecciarossa o Frecciargento abitualmente pagando un biglietto del treno dai 25 ai 114 €.

Che confusione, sarà perché tifiamo...

I recenti avvenimenti riguardanti la Tav in Val di Susa hanno tirato fuori il peggio di noi italiani. Come troppo spesso accade, ci siamo divisi in due tifoserie (una a favore e l'altra contro) e ciascuna delle due porta avanti ottusamente la propria posizione snocciolando di continuo dati e argomentazioni contrastanti. 


Da una parte, chi denuncia i danni ambientali, dall'altra chi minizza la questione garantendo un corretto smaltimento degli scarti degli scavi; chi si appende ad un traliccio come atto dimostrati rimanendo folgorato, facendo quasi la fine di un martire, e chi incolpa la polizia perché cercava di farlo scendere dopo il suo gesto scellerato; e poi c'è invece chi si dimostra talmente imbecille da farsi riprendere mentre provoca deliberatamente un agente accreditando le tesi dei manifestanti ignoranti e violenti come la politica sembra voler farli passare. Tutto questo è puramente inutile e dispendioso, sia che per chi manifesta che per lo Stato.