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Momento poetico #2



[...] "Filosofia", mi disse, "a chi la 'ntende,
nota, non pure in una sola parte,
come natura lo suo corso prende

dal divino 'ntelletto e da sua arte;
e se tu ben la tua Fisica note,
tu troverai, non dopo molte carte,

che l'arte vostra quella, quanto pote,
segue, come 'l maestro fa 'l discente;
sì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.

Da queste due, se tu ti rechi a mente
lo Genesì dal principio, convene
prender sua vita e avanzar la gente;

e perché l'usuriere altra via tene,
per sé natura e per la sua seguace
dispregia, poi ch'in altro pon la spene. [...]"


Dante Alighieri, Divina Commedia: Inferno, Canto XI 97-111



Stavolta sarò politicamente scorretto (III) (conclusioni)

E Adesso?

Adesso i grillini eletti sono chiamati a smentirmi. Devono dimostrare di essere all'altezza del compito che gli italiani gli hanno dato. Il Movimento 5 Stelle non è più un movimento di protesta: è diventato un movimento che rappresenta una consistente parte dei cittadini italiani. Deve cominciare a comportarsi come tale discutendo con le altre realtà del Paese e trovare le giuste soluzioni per tirarlo fuori dal baratro. Non possono più continuare ad urlare e pretendere di fare solo come vogliono loro. Questo non è un comportamento accettabile in una democrazia. E di certo non quello di cui l'Italia ha bisogno adesso.

L'esempio della Regione Sicilia ci dimostra che la convivenza fra PD e M5S per un governo è possibile, su certi punti comuni dei rispettivi programmi. Spero che gli eletti si dimostrino politici migliori di quanto non si sia dimostrato Grillo finora. Prima i suoi lo silureranno dal Movimento meglio sarà per tutti.

Non so dire se in futuro il M5S rimarrà una delle espressioni egemoni del nostro Paese: se conserva la struttura che ha oggi probabilmente no. Se sarà in grado di dotarsi di una impalcatura tecnica più solida (mettendo da parte il comico e Casaleggio) allora forse rimarrà veramente come nuova naturale espressione di una parte della società italiana, quella magari più giovane e sana. Potrebbe diventare senza troppe pretese un vero 'partito innovatore', sempre all'avanguardia e baluardo delle nuove generazioni. Ma, come ho detto, deve dotarsi di un sistema di coordinamento nazionale che non dipenda da due unici individui e, soprattutto, attingere dall'esperienza che gli eletti (sia in Parlamento che nelle varie amministrazioni locali) stanno maturando.

Per quanto riguarda il PD, ora deve mettere i grillini di fronte alle proprie responsabilità e fargli delle proposte che non potranno non appoggiare (l'unica cosa che vorrei non venisse mai approvata è l'abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti; la mia posizione a riguardo l'ho già espressa qui). A Bersani deve essere dato il compito di formare il governo, così come gli elettori di centro-sinistra hanno scelto alle primarie: nessun'altra coalizione alla Camera ha i numeri necessari per governare e al Senato sono messi tutti sulla stessa barca. Non ci sono altre opzioni. Una volta fatte le riforme necessarie ed eletto il successore di Napolitano, che si torni pure alle urne.

Bersani ha già dichiarato che queste sarebbero state le sue ultime elezioni. Quindi mi auguro che il centro-sinistra rifaccia le proprie primarie alle quali, come giusto che sia, si ripresenterà sicuramente e forse vincerà Renzi: la batosta che ha preso l'ultima volta sono convinto che gli sia servita per maturare politicamente, ma finché non metterà da parte i suoi modi da prima donna e la sua visione politica 'votatemi perché sono un volto nuovo' non avrà mai il mio voto. A quel punto gli elettori avranno deciso se mettere definitivamente da parte la Sinistra e la politica delle idee, convalidando la conversione alla politica dell'apparenza e delle facce da premier.

Mi auguro in ogni caso che il Nano possa sparire dalla scena in maniera definitiva e che la destra liberale italiana possa ritrovare finalmente la propria dignità (poteva farlo già da queste elezioni con Monti, ma ho già detto che la politica dei contenuti è al capolinea, perciò non poteva essere altrimenti).

È inutile piangere sul latte versato. Non ci resta che andare avanti e fare del nostro meglio. Speriamo che chi ci governerà faccia altrettanto. Vorrei tanto che le mie previsioni sulla negative sulla politica personalistica possano non avverarsi, ma visto il genere di commenti che continuo a leggere e sentire non sono molto fiducioso. Le mie passate previsioni si sono avverate per metà. Ti prego, fa che mi sbagli anche stavolta...


Leggi anche la prima e la seconda parte di questo articolo.

Stavolta sarò politicamente scorretto (II)

Messo da parte il PD, ora è il momento di parlare dei grillini.

Il Movimento 5 Stelle ha avuto un successo che pochi avevano previsto. Ho già espresso la mia opinione su Grillo e i suoi sostenitori in questo articolo un bel po' di tempo fa. Credo sia venuto il momento di integrare la mia analisi.

I partiti (pardon: movimenti) come quelli di Grillo nascono in seno ad una democrazia moderna quando i partiti tradizionali non si dimostrano più in grado di rappresentare e fare gli interessi dei propri elettori. Il loro ruolo è quello di proporre un'alternativa, valida o meno, ai partiti egemoni. In questo modo, questi ultimi sono costretti a rimanere fedeli alle proprie promesse e fare i 'bravi' per non invogliare gli elettore ad esercitare un voto di 'protesta' in favore dei movimenti alternativi. Solitamente, non sono quindi destinati a ricoprire un ruolo centrale nei giochi della politica, ma esercitano solo una funzione di controllo nei confronti dei partiti più grandi. Non sono una chiara espressione di una parte della società civile, ma solo la manifestazione di un meccanismo democratico.

Visto il risultato delle ultime elezioni, questa definizione non può essere più applicata al Movimento 5 Stelle. Quando nel 2007 nacque il movimento, incarnava tutte le caratteristiche di questi 'movimenti di protesta' ma non rappresentava una reale minaccia per PD, PDL & co. Vista la grossa crescita che i grillini hanno avuto nelle consultazioni precedenti all'ultima, il PD ha cominciato a comportarsi da partito egemone minacciato quale era: si è giustamente organizzato con primarie, confronti e programmi elettorali che rispondevano alle esigenze reali della gente. Il PDL, al contrario, ha puntato tutto sul rilancio della figura di Silvio, lasciando da parte quelle che dovrebbero essere le prerogative di un partito rappresentativo. In una democrazia 'scolastica', questo tipo di scelte avrebbe dovuto premiare il PD: la sua coalizione avrebbe ottenuto la maggioranza necessaria per governare e il Movimento 5 Stelle avrebbe svolto il suo ruolo di controllo direttamente nel Parlamento.

Sappiamo però che non è andata così. Il mio perché l'ho già espresso all'inizio dell'articolo (vedi prima parte). Quindi adesso ci ritroviamo in Parlamento 163 parlamentari senza alcuna esperienza politica e di cui non abbiamo avuto modo di testare le competenze in campagna elettorale. Rinunceranno ai rimborsi elettorali e sono incensurati non c'è alcun dubbio, ma possibile che basti solo questo per poter essere un buon rappresentante per i cittadini italiani?

In effetti, Grillo ha fatto di tutto per convincerci a non votare il proprio movimento, ma gli italiani non ci sono cascati: ha ideato un programma populista e di dubbia realizzazione in molti suoi punti; ha impedito ai suoi candidati di confrontarsi con gli altri candidati come invece impongono le regole di una sana democrazia; gestisce il movimento in maniera dittatoriale sbattendo fuori tutti quelli che non la pensano come lui; ha permesso che si candidassero persone giovani e inesperte facendo credere che bastasse una laurea per essere competenti; non ha mai risposto alle domande sulle ombre su di lui e su Casaleggio e ora che ha i suoi in Parlamento li comanda a bacchetta dicendo cosa devono o non devono votare.

Non è colpa sua. Sono gli italiani che gli sono andati dietro imperterriti. Hanno preferito dare un voto al buio piuttosto che assecondare un cambiamento graduale e rinnovare anche solo parzialmente la fiducia a quei politici che hanno dimostrato di saper fare il proprio lavoro. Ora, voi mi direte riguardo ai partiti: "le occasioni le hanno avute e le hanno sprecate", "è solo un cambiamento di facciata per lasciare tutto com'è", "tanto poi fanno l'inciucio con Berlusconi per rimanere attaccati alla poltrona", "in realtà non c'è stato nessun cambiamento e sono sempre i soliti", "la colpa di questo è dei partiti perché hanno fatto perdere la fiducia agli italiani". Pensatela come volete, ma per me questi rimangono tutti atteggiamenti populisti, sterili e inutili.

L'italiano medio è troppo occupato per interessarsi seriamente alla politica, ma non gliene possiamo dare una colpa: tutti i giorni deve sopravvivere al traffico cittadino per andare a lavoro, o cominciare a rovistare fra annunci su internet e giornali per trovarne uno; i genitori devono stare dietro ai figli e destreggiarsi fra pannolini sporchi, bollette da pagare e mutuo da estinguere; quei giovani che non si sono ancora bruciati il cervello con roba tagliata male o che non sono ancora espatriati, passano tutti il tempo a preoccuparsi del proprio futuro pensando in quale paese scappare dopo la laurea ottenuta dopo 2 anni fuori corso; al parco, i vecchi si lamentano fra di loro di non avere più i soldi per comprare le figurine al nipotino commentando anche le ultime notizie di cronaca nera dei telegiornali.

Perché la gente così dovrebbe mettersi lì e provare a capire tutti i meccanismi di una buona politica? Perché dovrebbe farlo, quando c'è già qualcuno con un carattere carismatico che pretende di spiegargliela? È più semplice farsi insegnare le cose dagli altri piuttosto che capirle per conto proprio. Il problema è che, chi te le spiega, fa apparire tutte le altre versioni errate. Chiunque abbracci una 'buona politica' differente dalla tua diventa un ignorante. I partiti che non condividono questa visione diventano quindi 'macchine del potere', utili solo a permettere a certi individui di mantenersi un posto fisso da politico di professione.

Si passa così dalla politica dei contenuti e delle idee alla politica dei meno-peggio. Tutti votano il meno-peggio. Non quello che considerano migliore. A queste elezioni, credo che gli italiani abbiano ragionato più o meno in questo modo:
- Grillo è il meno-peggio perché ha candidato gente nuova e giovane che non ha niente a che fare con quei vecchi partiti che ci hanno portato in questa situazione;
- Berlusconi è il meno-peggio perché per lo meno è simpatico (e poi si sa che i magistrati sono tutti comunisti e lui è l'unico ad avere il coraggio di dirlo);
- Monti è il meno-peggio perché per lo meno lui è competente e ha salvato l'Italia anche se ha fatto qualche errore;
- il PD è il meno-peggio perché non è un partito ad personam, ma Bersani è il peggior candidato che potevano trovare perché è in politica da 20 anni; quindi voto Grillo che dice più o meno le stesse cose ma candida gente nuova.

I 5 stelle devono il loro successo non tanto a dei loro meriti particolari o per i de-meriti degli altri partiti (come ero convinto un tempo), ma più semplicemente per le mancanze di buona parte degli elettori: la politica non riesce più a ricoprire un  ruolo centrale negli interessi della popolazione perché gli italiani sono stremati e sopraffatti dalle proprie lotte quotidiane. Basta, quindi, indicare un colpevole verosimile per questa situazione di precarietà ed ecco che ottieni milioni di elettori pronti a votarti risparmiandogli la fatica di capire cosa realmente è politica. È da qui che nascono i vari: "la colpa è della vecchia dirigenza del partito", "la colpa è di Monti e del suo governo", "la colpa è di Berlusconi", "la colpa è dei comunisti", "la colpa è della sinistra", "la colpa è di Grilllo, dei grillini e di Casaleggio" ecc. ecc.

Si lanciano accuse di continuo ma non si propongono soluzioni. Se ci si prova, si viene ignorati o sommersi di nuove accuse. E la colpa, quella vera, di tutto questo è solo di noi italiani, indipendentemente da chi abbiamo votato.

Domani pubblicherò l'ultima parte in cui chiuderò le mie riflessioni sia sul PD che sul M5S. Finora ho solo analizzato quella che è la realtà oggi. Date queste premesse, la prossima volta spiegherò come vorrei che fosse la realtà italiana in futuro...

Personalizzazione politica: un dramma generazionale

"Mandiamoli tutti a casa!!" Enunciava Claudio Bisio dal palco del Festival di Sanremo. Si riferiva agli elettori, ovviamente. E, dopo quello che ho letto in giro per la rete in questi giorni, non posso che essere d'accordo con lui...

Già su Facebook ho più volte espresso la mia idea a riguardo, ma qui voglio ampliare un po' i concetti anche a costo di apparire ripetitivo per alcuni.

Gli elettori nel nostro Paese non votano più per le idee o per una appartenenza, ma solo per la simpatia e la visibilità del leader. In particolare, la mia generazione è nata e cresciuta solo con la figura del leader. Non abbiamo mai avuto veri simboli che ci rappresentassero, come in passato potevano essere la falce e il martello per il PCI, lo scudo crociato per la DC o il garofano per il PSI, per fare alcuni esempi. Non ci siamo mai sentiti appartenenti a qualcosa di più alto della tifoseria della nostra squadra del cuore.

Conosciamo solo i visi e abbiamo solo quelli come riferimento. La priorità per i partiti di oggi è stabilire chi sarà il presidente del consiglio e poi, in base al soggetto, si può buttare giù un programma elettorale. Come se il fulcro che muove tutto il sistema fosse una singola persona e non le idee di una comunità che essa dovrebbe rappresentare.

La personalizzazione del partito è un reflusso dell'ultimo ventennio berlusconiano di cui non riusciamo a liberarci: di tutti i maggiori partiti che corrono alle elezioni, solo il PD e "Fare per fermare il declino" non hanno il nome del proprio leader sul simbolo. Tutti gli altri partiti sembra che debbano associare il proprio simbolo e le proprie idee a un nome per ottenere credibilità.

Discorsi come "Se le primarie le vinceva Renzi votavo PD, ma visto che ha vinto Bersani adesso non so se scegliere Vendola o Grillo" non stanno né in cielo né in terra! Vi sembra che Renzi, Vendola e Grillo abbiamo così tanto in comune? Alle primarie gli elettori hanno deciso che Bersani incarnava meglio le idee che muovevano il partito rispetto a Renzi. Tutto lì. Non è il leader a fare il partito. È il partito, con tutti gli iscritti e i simpatizzanti, che scelgono chi li deve rappresentare. Qualunque altra percezione di rappresentanza politica è, a mio avviso, errata e fuorviante. Non si parlerebbe più di buona politica, ma di politiche puramente personali.

Chi è nato e ha vissuto buona parte della propria vita nell'epoca della personalizzazione politica, come me,  non riconosce nient'altro che i visi e le buone promesse. Non segue più nessuna idea e non sente più alcuna appartenenza. Segue solo le facce persuasive dei leader. Ma una faccia può essere nascosta da una maschera. Le idee no. La mia generazione lo capirà. A sue spese...

Coppie omosessuali: a che punto siamo?

Vorrei portare il mio piccolo contributo all'acceso dibattito sul riconoscimento dei matrimoni omosessuali in questa nostra Europa.

Come penso sappiate, in Francia e in Inghilterra si stanno muovendo i primi passi per arrivare a un riconoscimento pieno del diritto di sposarsi fra persone dello stesso sesso. E anche il Vaticano, a suo modo, ci sorprende:


Qui l'articolo completo

Questo può sembrare un misero passo, ma per la Chiesa Cattolica il solo fatto di mettersi in discussione è un risultato enorme per le gerarchie eclesiastiche. La strada da fare è però ancora molta. Basti pensare alle recenti esternazioni del cardinal Bagnasco sul già citato caso francese: "siamo sull'orlo del baratro".

Certo è sia Hollande che Cameron stanno subendo attacchi pesanti da parte della comunità cattoliche dei rispettivi paesi e, in particolare, il premier inglese, espressione di una maggioranza fortemente conservatrice, si è attirato l'inimicizia anche di una parte importante del suo stesso partito. (Vi segnalo anche questo articolo che affronta alcune delle grottesche reazioni dei Tory e pronostica anche interessanti conseguenze).

E l'Italia? Che posizione assume riguardo il matrimonio delle coppie omosessuali?

Inutile dire che il nostro Paese risente della forte influenza del Vaticano e le nostre tradizione cattoliche sono un duro ostacolo da sormontare. Una chiara espressione di questo è la posizione assunta dai leader politici candidati alle prossime elezioni: Monti ha già espresso la sua idea che l'unica famiglia possibile è quella costituita da uomo e donna (con Casini che gongola alle sue spalle contento); Berlusconi e la Lega hanno più volte ribadito la loro contrarietà, anche se le promesse in campagna elettorale possono far intendere una minima apertura; Bersani (e il PD in generale) risente di una forte componente cattolica interna al partito che non permette una completa apertura ai matrimoni omosessuali; Ingroia con la sua Rivoluzione Civile non si sono mai esposti su questo argomento. Le uniche forze politiche rilevanti che hanno intenzione di intraprendere una campagna seria sono Sel, con Vendola che per ragioni evidenti ha sempre promosso una apertura completa alle tematiche di questo tipo, e il Movimento 5 Stelle con  il loro ampissimo programma per il riconoscimento di diversi diritti civili.

Amnesty International ha anche lanciato questo appello per convincere chi verrà eletto ad inserire nel proprio programma di governo alcuni punti riguardanti il riconoscimento di diritti e di tutele verso i quali l'Italia è rimasta indietro rispetto agli altri Paesi europei. Il quinto punto di questa lista è proprio il "Combattere l'omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate" includendo anche l' "eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile".

Capiremo se l'Italia sarà pronta a questo grande passo solo dopo le elezioni: in base al voto degli italiani, sarà chiaro se la società italiana è pronta ad accettare che persone dello stesso sesso possano sposarsi. In caso negativo, il nostro Paese si confermerebbe arretrato rispetto a buona parte d'Europa nella sfera dei diritti civili. 

Non ci resta che sperare che le ali cattoliche e conservatrici del nostro Centro-Destra e del nostro Centro-Sinistra, mettano da parte quelle che sono le proprie convinzioni religione che, per quanto possa essere legittimo coltivare nel privato, in un Paese democratico non possono permettersi di paralizzare la legislazione e lasciare che permangano situazioni di forte discriminazione.

Lo ha capito una buona parte dei conservatori inglesi. Non vedo perché non debbano capirlo anche i nostri.

Vorrei inoltre aggiungere, per coloro di voi che non mi conoscessero di persona, che io sono un cattolico credente e praticante, ma non ho mai permesso che la mia fede condizionasse in negativo le persone a me vicine. Vorrei che anche il mio Stato facesse altrettanto con le persone di cui dovrebbe prendersi cura. 


" Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta. Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura." (Romani, 14: 13-14)



Immagine tratta dal film "V per Vendetta" diretto da James McTeigue, 2005

Pagare per il lavoro degli altri? Gli utenti si ribellano!

Per oggi ho pensato un post un po' atipico: per una volta non sarò io a scrivere ma sarà qualcun altro a parlare.

Mentre cercavo le parole giuste per commentare la reazione degli utenti per l'avvento di WhatsApp a pagamento, il buon vecchio Shy mi ha preceduto con il suo BreakingItaly di ieri.

Prima, però, c'è bisogno di una solenne presentazione coi contro fiocchi: Alessandro Masala, più noto come Shooter Hates You (Shy), è uno youtubers che dal lunedì al venerdì carica sul suo canale il suo show, Breaking Italy, nel quale parla e commenta delle notizie dal mondo "a scazzo" [cit.]. È un ragazzo molto in gamba che esprime  liberamente le sue idee, senza mai sembrare presuntuoso o arrogante, con una simpatia unica. Sa sempre come dire e affrontare le cose (o almeno da l'impressione di saperlo fare) in maniera semplice e chiara per coloro che lo seguono su YouTube e sui social network, la sua "Gentaglia".

Diciamo che, forse in maniera indiretta, è stato un po' un'ispirazione per questo blog.

Tornando all'argomento del post, le parole di Shy sintetizzano perfettamente il mio pensiero sulla questione e, vista anche la mia poca voglia di scrivere questa settimana, lascio a lui la parola.

Buon ascolto e, sopratutto, iscrivetevi al suo canale!! (Lascio tutti i link utili dopo il video)




Canale YouTube BreakingItaly: http://www.youtube.com/show/breakingitaly

Pagina Facebook BreakingItaly: http://www.facebook.com/BreakingItaly?fref=ts

Intervista BonsaiTv a Shy: http://www.youtube.com/watch?v=ONuQ--NoJ1k

Pagina Facebook di Shy: http://www.facebook.com/shooterhatesyou?fref=ts

Twitter di Shy: https://twitter.com/ShooterHatesYou

Una serata per il Signor G

Ieri sera, Fabio Fazio con tutto lo studio di 'Che tempo che fa', hanno organizzato una serata speciale per commemorare i 10 anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber, il 'cantautore immortale che brilla come una stella nel firmamento della musica leggera' (cit. Enciclopedia letta da Giorgio Gaber in persona).

Aprono la serata un superlativo Claudio Bisio e Paolo Jannacci, figlio di quell'Enzo che ha accompagnato Gaber per un certo periodo della sua carriera, con 'Far finta di essere sani'. Non poteva esserci inizio migliore. I due torneranno più tardi nella serata impersonando dei rinnovati 'Due Corsari', il nome dello storico duetto Gaber-Jannacci (una brutta copia dei Blues Brother, sorta però prima che questi nascessero), col figlio di quest'ultimo che non fa assolutamente rimpiangere il padre per simpatia e modo di cantare. Si prosegue poi coi monologhi 'il pelo' e 'il mercato' interpretati da Bisio e accompagnati da Paolo al pianoforte.

Grandissima performance da parte di Rocco Papaleo, che ha cantato l'intramontabile 'shampoo' e il sempre attuale 'Destra Sinistra'; anche Luca e Paolo non si sono smentiti e hanno dato una loro bellissima interpretazione de 'le mani' e 'al bar Casablanca'; Enrico Ruggeri con la sua tipica voce profonda ha ridato,secondo me, a 'un'idea' quell'antica forza che solo Gaber riusciva a trasmettere; una menzione speciale se la meritano anche Paolo Rossi, Walter Veltroni e Fausto Bertinotti per la loro recitazione del monologo 'Qualcuno era Comunista'.

Insieme agli artisti già citati si sono esibiti anche Arisa ('non insegnate ai bambini'), Enzo Iacchetti ('Barbera e Champange' e 'le elezioni'), Samuele Bersani ('il conformista'), Emma Morrone ('la libertà), Rossana Casale ('Quando sarò capace di amare'), Neri Marcorè ('la paura' e 'L'illogica allegria'), Patty Smit ('I, as a person' versione inglese di 'Io, come persona'), Luciana Littizzetto ('Secondo me la donna') e Roberto Vecchioni, che dopo aver cantato 'La ballata del Cerutti', ha alzato lo sguardo verso il cielo rivolgendogli un applauso. Un piccolo gesto forse notato da pochi, ma con un profondo significato.

A chiudere la serata sono stati i bambini del coro 'I Piccoli Cantori di Milano' con un medley di alcune canzoni e una carrellata di video di repertorio degli show televisivo di Gaber.

Ho sempre amato Giorgio Gaber sia come artista che come persona: le sue canzoni e i suoi monologhi hanno fortemente influenzato il mio modo di vedere le cose e interpretare questa realtà. È sempre un'emozione quando, dalla riproduzione casuale del mio mp3, viene fuori la sua voce che comincia a parlare e cantare in un'armonia di suoni e parole unica e inconfondibile.

Gaber mi manca. Ci manca. Era quella parte del Paese, del Mondo, dell'Umanità, che vorremmo sempre vedere ed ascoltare. Spero che sempre più persone possano cominciare ad ascoltare ed apprezzare i suoi testi. E che un giorno magari, perché no, possano anche essere insegnati ai bambini nelle nostre scuole insieme alle grandi opere di letteratura contemporanea.

Io, se fossi Dio, regalerei di nuovo, anche solo per una volta, il sorriso e la voce del Signor G a chi lo ha amato, lo ama ancora e a chi di certo lo amerà.



(Potete ritrovare la trasmissione integrale e le interpretazione dei singoli ospiti sul sito rai.tv)

Benigni torna in Rai



Con questo simpaticissimo siparietto, il buon vecchio Roberto ci fa sapere che il 17 Dicembre (ve lo siete segnato?), tornerà in tv con un suo programma dedicato ai 12 principi fondamentali della nostra Costituzione.

Dopo la sua grande performance a Sanremo del 2011(con tanto di polemiche dovute al suo ingaggio) nella quale ha presentato l'Inno di Mameli tanto sotto una nuova luce dandogli una nuova dignità, l'artista fiorentino torna sul piccolo schermo.

Essendo pur'io fiorentino, sono molto affezionato a Benigni. I suoi vecchi film danno una chiara fotografia del tempo in cui sono girati e i personaggi che interpreta sono al tempo stesso realistici e comici, un connubio che ormai è difficile trovare nelle produzioni moderne. I suoi spettacoli sulla Divina Commedia sono un monumento alla cultura italiana: con i suoi commenti e le sue spiegazioni ha saputo riaccendere l'interesse per una delle più belle opere della nostra letteratura e forse pure la più difficile, con tutti i suoi continui riferimenti agli eventi storici passati e le sue infinite allegorie. Il suo già citato intervento di Sanremo penso sia poi uno dei momenti più alti che il servizio pubblico abbia mai offerto in questi anni (a dirla tutta, l'intera edizione del festival è stata diversa e più bella del solito...).

Personalmente non vedo l'ora di vedere il nuovo programma. Io, come Attilio, mi sono segnato la data. E voi?